LA MONTAGNA INSEGNA A VIVERE

LA MONTAGNA INSEGNA A VIVERE


Se non lo avete mai fatto, fatemi un piacere personale e provateci almeno per una volta, almeno ora che arriva la bella stagione. Mi riferisco all'esplorazione in alta montagna, un'esperienza che, ve lo assicuro, cambia nel profondo, soprattutto se vissuta in solitaria.
In quest'articolo cercherò di spiegare perché la nostra vita diventa migliore quando iniziamo a frequentare le montagne, e non sto parlando dello stare all'aria aperta o dell'osservare panorami eccezionali, ma di qualcosa di molto più profondo, che solo questo tipo d'esperienze possono insegnarci.


La vita e la montagna

E' normale, se non si è soliti frequentare le montagne, sbagliare tutto; partire troppo tardi, vestirsi in modo inadeguato, sudare dopo pochi metri, togliersi abiti pesanti che non trovano spazio in zaini già straripanti, portarsi troppo cibo, una bottiglia di tè o aranciata invece che acqua con un po' di sale, scarpe non adatte, accessori non indispensabili, dimenticandosi quelli essenziali e, più in generale, non conoscere come si superano le situazioni di pericolo che la montagna più costringerci ad affrontare.
La vita di tutti i giorni non è diversa da un'escursione in alta montagna, ogni giorno ci prepariamo, ci muoviamo, fatichiamo e ci sforziamo di raggiungere un obiettivo, esattamente come l'alpinista si preparata per raggiungere la vetta e persegue in suo obbiettivo con determinazione, in barba alla fatica.
Nella vita possiamo sbagliare tutto o fare i passi giusti perché il percorso sia agevole e l'obiettivo più semplice da ottenere. La montagna può insegnarci come affrontare al meglio la vita, crescere e trovare la motivazione, e anche se questo concetto è già stato espresso da molti, non ho trovato nessuno che lo spiegasse per bene, cosa che farò ora. Mauro Corona una volta disse: “la montagna non insegna a vivere, c'è gente che frequenta i monti da una vita e non ha imparato un tubo!", ed è vero, ma solo per chi frequenta le montagne dove nevica firmato (cit.) e ti portano con le jeep al rifugio. Ma la montagna, quella vera, non è questo. 

   

LO ZAINO

In montagna bisogna portarsi solo l'indispensabile, cioè tutto ciò che serve per affrontare qualsiasi evenienza e solo quello: cibo energetico e poco ingombrante come frutta secca o cioccolato, la giusta quantità d'acqua, una giacca in piuma perché a 3000 metri può nevicare anche a luglio, un paio di guanti, un berretto in lana (il mio è di alpaca), un micro-pile, una ventina nel caso piova, calzini pesanti, una maglietta di ricambio, una torcia, un accendino, un coltellino e un piccolo kit di pronto soccorso. Non serve molto altro, con questi oggetti possiamo mangiare, proteggerci dalle intemperie, accendere un fuoco in un bivacco e curare le ferite lievi.
Certo, si potrebbe portare molto altro, ma un buon zaino di montagna non deve essere ingombrante perché deve permettere movimenti agevoli, e non deve nemmeno essere pesante, altrimenti ci stancheremmo inutilmente. Più cose ci portiamo, più l'escursione diventa faticosa e inutilmente complicata.
Nella vita le cose vanno più o meno allo stesso modo: più cose possediamo maggiore è l'impegno richiesto per mantenerle. Un'automobile di lusso costa cara, consuma molto e l'assicurazione è dispendiosa. Una casa piena di soprammobili è difficile da pulire, figuriamoci quando toccherà ridipingerla. Un armadio pieno di vestiti complica la scelta quotidiana, richiede un cambio stagionale e se mai dovessimo traslocare ci ritroveremmo a chiudere scatoloni su scatoloni. 
 
Più possediamo più tutto diventa complicato perché ogni singolo oggetto ci ruba un po' di tempo e un po' di attenzione e quando l'abbondanza diventa spreco, inizia a limitare la libertà. Finisce che passiamo il weekend a stirare oppure lavoriamo di più per pagare la donna delle pulizie, rinunciando alla nostra libertà solo perché abbiamo riempito la vita di troppe cose, perlopiù inutili. E in mezzo a tutte queste cose si perdono di vista quelle veramente importanti, l'indispensabile, ciò che conta veramente, e se questo concetto, riferito agli oggetti, ha un'importanza relativa, diventa decisivo quando scendiamo a livello di persone e sentimenti. Troppa gente, troppi colleghi, troppi contatti su Whatsapp, Facebook, Instagram, ma tra tutti questi quali sono quelli che contano veramente e quelli che ci rubano inutilmente energie? Stiamo dando, alle persone importanti, la giusta importanza?
Facciamo in modo che la nostra vita sia come uno zaino da alta montagna, liberiamoci di ciò che non ci serve, oggetti, sevizi, perfino le amicizie “scadute”; tutto diventerà più semplice, avremo più tempo per vivere, ci sentiremo più leggeri, le giornate saranno meno faticose e daremo il giusto spazio e la giusta importanza alle persone che contano.
La felicità, non preoccupiamoci, arriverà di conseguenza.



IL CAMMINO

Camminare in montagna è faticoso, ma lo è solo se scegliamo di risalire il versante per raggiungere un rifugio o una cima. Se passeggiamo per le vie di Courmayeur o ci facciamo portare in funivia fino in alta quota, la fatica sarà poca, ma questa può essere considerata “montagna”?
Se imbocchiamo un sentiero che risale la valle per arrivare in alta quota, impareremo presto l'importanza di dosare le energie e calcolare i tempi, alcuni, che si ritenevano forti e capaci, potrebbero dover fare i conti con i propri limiti e le proprie paure. Assaporando la fatica, perseguendo l'obiettivo di arrivare in vetta e scoprendo l'entusiasmo di riuscire in ciò che ci eravamo ripromessi, scopriamo fino a che punto siamo in grado di arrivare. Capiamo come siamo fatti, quali sono i nostri lati positivi e quali quelli negativi, dove dobbiamo migliorare e dove limitarci. In poche parole iniziamo a conoscere veramente noi stessi e di certo, questo, salendo in funivia, non accade.


Così, come il bambino al quale viene dato tutto ciò che desidera non diventerà un vero uomo, chi necessità di tutte le comodità e vive la montagna come la città, non ne trae alcun insegnamento. La vita è una continua salita, ogni giorno dobbiamo affrontare problemi, risolvere situazioni e lavorare duramente, ma possiamo sempre scegliere se affrontare le sfide o imboccare la via più comoda. Alla fine si vive comunque, ma è solo affrontando le sfide che si diventa migliori. In montagna, salita dopo salita, i muscoli si rafforzano e dopo poco si possono raggiungere luoghi prima a noi preclusi; nella vita, fuggendo le difficoltà, non ci rafforzeremo e non potremo ambire a nuovi traguardi.
Certo, crescere come persone potrebbe non interessarci, ma per l'inerzia c'è un caro prezzo da pagare: il giorno in cui le cose cambieranno (e credetemi, tutto cambia prima o poi) d'improvviso saremo chiamati ad affrontare quelle salite che abbiamo sempre evitato, e molti di noi non ce la faranno


LA VETTA

L'alpinista alle prime armi risale il versante della montagna con grande fatica, si muove lentamente e ad ogni passo pensa di non farcela. Spesso si ferma per recuperare le forze e poi riprende il cammino fino al rifugio o alla vetta. Mentre risale non fa che pensare alla cima, a come sarà bello quando sopra di lui non ci saranno più né alberi né rocce, alla vista spettacolare di cui potrà godere, all'orgoglio di avercela fatta e al meritato riposo.
Quando, nelle mie innumerevoli escursioni, raggiungo la vetta, provo sempre un senso di disagio; inizialmente non comprendevo questo sentimento, ma col tempo ho capito che ciò che mi rattrista è il semplice fatto che è proprio nel preciso istante in cui si raggiunge la cima che l'avventura finisce. Quando si arriva in cima si può solo scendere, e la discesa segna il lento e noioso ritorno alla quotidianità. Solo le rocce e il vento sanno quante volte ho adocchiato un'altra cima e ripreso a salire, pur di non dover tornare a valle. L'alpinista non cerca la vetta, ma l'avventura, la fatica e talvolta anche il rischio di cadere, per questo ama camminare, esplorare e scoprire. 
Nella realtà quotidiana dobbiamo imparare che è ciò che facciamo ogni giorno a chiamarsi vita, non il traguardo a cui stiamo ambendo o l'occasione che stiamo aspettando. La vita è quello che stiamo facendo in questo istante e l'istante successivo e quello successivo ancora. Il successo personale va sì ricercato, perché è ciò che ci da la forza di affrontare la fatica, ma raggiungerlo significherebbe terminare il viaggio, perché è quando si arriva all'apice che incomincia declino.
Il segreto consiste nel pensare al prossimo traguardo ben prima di raggiungere l'attuale, in modo che ciò che accadrà dopo non sarà il declino, ma la trasformazione dei nostri obiettivi.

Quando stavo per raggiungere l'apice della fama attraverso questo blog avevo già iniziato a scrivere il mio primo libro e mentre questo era primo in classifica su Amazon stavo già programmando i video che oggi pubblico su Youtube e mentre questi video raggiungono le duecentomila visualizzazioni, sto completando la stesura del mio terzo libro… e così non si perde mai la motivazione.


 CONCLUSIONI 

In questo parallelismo tra la montagna e la vita abbiamo imparato una cosa molto importante: la vita è una cosa semplice, basata su bisogni davvero elementari. Siamo noi che la rendiamo complicata perché la saturiamo di cose inutili, che ci fanno perdere di vista l'essenziale. Rinunciamo a tutto, non compriamo niente, manteniamoci leggeri e vivere sarà più semplice e meno faticoso. Affrontiamo le sfide, facciamo ciò che abbiamo paura di fare, per migliorarci e diventare persone più forti e, per finire, diamoci degli obiettivi e quando stiamo per raggiungerli diamocene altri.
Non tutto andrà bene, non sempre ci sentiremo motivati, ci saranno giorni in cui ci sembrerà di non farcela, altri in cui falliremo e deluderemo noi stessi, ma questo fa parte del cammino che stiamo realizzando e dobbiamo accettarlo, imparare degli errori, superarlo e andare avanti a testa alta, con il naso sempre rivolto alla vetta.
E ogni tanto fermiamoci, guardiamo il panorama, filettiamo, pensiamo a dove stiamo andando, ad orientarci perché in montagna, il più grande dei pericoli, è smarrire la via


MACRO

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