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venerdì 31 maggio 2013

IL SEGRETO TENEBROSO DI BÉRANGERE SAUNIÈRE E LA SUA MORTE MISTERIOSA


di Vincenzo Poma
per Edicolaweb


Tralasciando diversi dettagli secondari della storia di Béranger Saunière, parroco di Rennes-le-Château a partire dal 1885 e fino alla sua morte misteriosa nel 1917 (seppure va ricordato che fu sospeso dall'incarico per alcuni anni in seguito alle sue tante peripezie), dobbiamo concentrarci su determinati particolari che la dicono lunga sul fatto che questo semplice prete in realtà era di sicuro a conoscenza di un segreto di portata mondiale.

Tutto comincia nel 1891 con la scoperta, all'interno della Chiesa di Maria Maddalena, di quattro misteriose pergamene contenute in un pilastro cavo. Due di esse avrebbero riportato strane e inquietanti genealogie, mentre le altre due riproduzioni apparentemente anodine di brani del Vangelo.
Il mistero si complica quando, dopo aver fatto un salto a Parigi a conferire con illustri studiosi del Seminario di San Sulpice (tra cui il giovane esoterista Emile Hoffet) ed essere ritornato in paese, scopre una notte una tomba speciale, a quanto si dice contenente i resti di una certa Marie de Negre d'Ables, moglie di François d'Hautpoul de Blanchefort, morta secondo le cronache il 17 Gennaio del 1781. Un particolare molto intrigante è che il marito di questa signora era nientemeno che un discendente diretto del Gran Maestro dei Templari, Bertrand de Blanchefort.

Per quanto riguarda le discendenze si narra che Saunière avrebbe in realtà trovato l'albero genealogico di Dagoberto II dal 681 al 1244 e dal 1244 al 1644.

Secondo diversi studiosi si narra che appunto nel 1644 sarebbe avvenuto un fatto assai conturbante di cui ne accenno piccoli dettagli: in sostanza un certo François Pierre, Barone d'Hautpoul, marchese di Blanchefort e signore di Rennes-le-Château avrebbe redatto nel novembre dello stesso anno un testamento misterioso e lo avrebbe fatto registrare da un notaio, tale Captier di Esperaza, una cittadina non lontana da Rennes-le-Château, in cui si sarebbe accennato ad un segreto di Stato.
In relazione a questo presunto testamento, nel 1781, il curato di Rennes-le-Château di allora, Antoine Bigou, avrebbe ricevuto una confessione inquietante, proprio dalla Marie de Negre già nominata, riguardante un segreto di famiglia.

Ma adesso dobbiamo riportare una parte importante di una misteriosa missiva datata Parigi 2 luglio 1966 e inviata ad un certo signor Fatin, proprietario del Castello di Rennes e grande archeologo, nella quale, ad avvalorare la tesi che Saunière aveva trovato davvero qualcosa di molto importante. Un Istituto di Ricerche Librarie, che avrebbe acquistato la biblioteca dell'Hoffet sopra nominato, specifica quanto segue:

"Gentile Signore,
Dopo la nostra visita della settimana scorsa al vostro castello di Rennes, e prima di lasciare la Francia, abbiamo il piacere di potervi informare che il vostro castello È in effetti storicamente il più importante della Francia, perché questa dimora fu il rifugio nel 681 del Principe Sigebert IV figlio del Re Dagobert II, divenuto San Dagobert; tra i loro discendenti vi sono i Conti di Rhèdae e i Duchi di Razès. Fatti accertati per mezzo di due pergamene recanti il sigillo della Regina Blanche de Castille, con il testamento di François-Pierre d'Hautpoul registrato il 23 novembre 1644 da Captier, notaio in Esperaza (Aude), documenti acquistati dalla nostra Società con una parte della Biblioteca dell'Abate E.H. Hoffet, Via Blanche 7, a Parigi, che deteneva questi documenti dell'abate Saunière, antico curato di Rennes-le-Château."

Questa, a detta di vari studiosi, sarebbe la prova provata che effettivamente Saunière aveva trovato i manoscritti e che una copia di essi sarebbe stata lasciata in mano ad Emile Hoffet.

Ricordiamo a questo punto le due decifrazioni tratte dalle perganene:

A RE DAGOBERTO II E A SION APPARTIENE QUESTO TESORO ED EGLI È LA' MORTO.

PASTORA, NESSUNA TENTAZIONE. CHE POUSSIN, TENIERS, DETENGONO LA CHIAVE: PACE 681. PER LA CROCE E QUESTO CAVALLO DI DIO, IO COMPIO "O ANNIENTO" QUESTO DEMONE DI GUARDIANO A MEZZOGIORNO. MELE AZZURRE.

Tralasciando la prima, sorprende nella seconda decodificazione l'accenno alla misteriosa chiave 681 che stranamente ci riporta all'albero genealogico di Dagoberto II a partire proprio da questa data, un punto molto oscuro che fa molto riflettere.
Chi era in sostanza questo Dagoberto II e suo figlio Sigisberto IV?
Quali relazioni vi potrebbero essere tra questi personaggi e il misterioso "segreto" scoperto da Saunière?
Quali oscuri collegamenti genealogici vi potrebbero essere con una eventuale discendenza di sangue di Gesù culminata proprio nel 681 con eventuali matrimoni tra questi re con il lignaggio di Cristo?
Misteri sopra misteri.

Ma passiamo adesso ai lati oscuri e sinistri occorsi a Saunière negli ultimi giorni della sua vita.

Il 17 Gennaio del 1917 il parroco si sente improvvisamente male e pochi giorni dopo, il 22, muore dopo che un prete, chiamato da un paese vicino, avrebbe rifiutato di dargli i conforti religiosi allorché ne raccolse le sconvolgenti rivelazioni, che gli avrebbero tolto il sorriso per moltissimi mesi.
Cosa gli avrebbe rivelato il famoso parroco?
Ma è la data che risulta fortemente sospetta.
Il 17 Gennaio ricorre l'anniversario della morte di Marie de Negre d'Ables ed inoltre è il giorno della festa di San Sulpicio e ricordiamo che era stato proprio nel seminario parigino dedicato a questo Santo che Saunière aveva consegnato le pergamene all'abate Bieil e a Emile Hoffet.
Ciò che fa più riflettere è la diceria secondo la quale alcuni giorni prima la fedele perpetua Marie Denarnaud sarebbe andata ad ordinare una bara per il suo padrone.
Si tratta forse di mormorazioni senza fondamento, ma molti sostengono che prima dell'attacco apoplettico il Saunière scoppiava di salute.
Saunière fu dunque assassinato in modo subdolo, in maniera che nessuno sospettasse niente?

Non dimentichiamo che un ventennio prima, nel 1897, era stato ucciso in maniera feroce un suo collega parroco di un paesino vicino, certo Gelis, un uomo col quale si dice fosse in stretti rapporti di amicizia forse in relazione a conoscenze esoteriche che entrambi avrebbero condiviso.
Anche dopo la morte di Saunière si registrarono morti e incidenti sospetti, in una scia di sangue che sembra indicare che qualcuno agisce da dietro le quinte per ridurre al silenzio quanti tentino di addentrarsi nelle fitte nebbie della scomoda verità forse scoperta di Saunière.



http://www.edicolaweb.net/arti154a.htm

Un bambino s-indaco


Un giornalista mio amico, Riccardo Geminiani – una persona davvero particolare – ha scritto un libro dove vengono riportate le considerazioni sulla vita fatte da Fedor, un bambino russo di 6 anni che abita in Italia dal 2009. Il libro s’intitola Angeli, zanzare e castelli, con prefazione di Igor Sibaldi.
Io, Claudia Rainville, il giornalista Massimo Gramellini... abbiamo voluto suggellare il nostro stupore di fronte alle parole di questo bambino, scrivendo una frase a testa sulla copertina del libro, come regalo al nostro amico comune Riccardo.
Grazie Riccardo per questa testimonianza.
Fedor appartiene alla categoria dei cosiddetti “bambini indaco”? Non lo so e non lo voglio sapere. Secondo me è più un bambino s-indaco che un bambino indaco. Intendo dire che queste nuove anime sono spesso dei piccoli dittatori, molto risoluti, poco inclini alla diplomazia. O si fa come dicono loro... o non se ne fa nulla. Io stesso ho un bambino di 4 anni e mezzo; non ho idea se sia indaco, ma sicuramente è s-indaco.
Sono anime in possesso di caratteristiche che le predispongono ad aiutare gli altri. Questo aiuto può essere portato in diversi modi: la creazione di opere artistiche, la cura di disagi fisici o psicologici, l’insegnamento sotto qualunque forma. Molti di questi ragazzi (che noi continuiamo a chiamare bambini, ma cominciano a superare i 40 anni) sono terapeuti naturali, il che significa che indipendentemente dalla terapia che utilizzano, con la loro sola presenza innalzano la frequenza vibratoria di chi sta loro accanto aiutandone la guarigione. Ma tanti di questi esseri sono dei « guerrieri distruttori », sono venuti per frantumare e incenerire le vecchie strutture sociali, politiche, economiche, scientifiche della Terra. Il loro carattere, fin da tenera età, sarà quindi l’opposto di ciò che normalmente, nell’ambiente new age, si crede sia una cosiddetta “coscienza evoluta”: potranno essere ingestibili, violenti e talora spietati, in quanto poco propensi a provare il senso di colpa.
Vedono la Bellezza dove gli altri percepiscono solo scontatezza. Sono la nostra salvezza e senza di loro non saremmo capaci di venir fuori da questa situazione planetaria disperata. Ci stanno facendo da maestri, e ci costringono a metterci in gioco e ad aprire il Cuore, ma, ancora una volta, non ricalcheranno la nostra visione moralistica e buonista di cosa è un maestro. Sono in grado di dare molto amore, ma in cambio pretendono che il partner agisca con onestà nei confronti di se stesso e si sforzi di far scaturire un amore altrettanto sincero dal suo Cuore. A loro non piacciono le coppie finte, dove sembra che tutto vada bene semplicemente perché non c’è ancora stato un omicidio. Non sopportano la routine: se non sentono uno scambio d’amore totale... se ne vanno.
Queste sono frasi tratte dal libro:
Nel  parco, disquisendo su pianeta, astri e bellezza
Io: “Guarda che cielo stellato, che luna, che maestosità. Viene voglia di gettarcisi in quel cielo”.
E lui: “Non c’è bisogno di gettarsi nel cielo; ci si può stupire delle cose anche in terra. Noi siamo già in cielo”.

Consiglio  risvegliante
Dopo dieci minuti che cercavo le chiavi dell’auto, lui  mi guarda e con tono consolatorio:
“Bisogna aprire gli occhi, perché se  cerchi e hai gli occhi chiusi è impossibile trovare”.

Sull’anima e sulla reincarnazione
“In ogni  persona c’è come un piccolo insetto comandante. Anch’io ho il mio nella testa.  È come un fantasma che entra in una persona e vede cosa pensa e cosa guarda  quella persona, poi quando quella persona finisce, lui esce e va in un’altra persona. Il fantasma è dentro noi come un insetto che comanda quel corpo, ma se esce… quella persona si secca”.

Pioniere nel campo della  gratitudine
Appena svegliatosi, guardando fuori dalla  finestra:
“Grazie della pioggia”. Poi a ripetizione: “Grazie della  merenda”, “Grazie dell’ombrello”, “Grazie del pullman” e “Grazie pure della scuola. Di questa un po’ meno grazie, però”.

Sui vantaggi del  passato
Nel reparto giochi di un supermercato, osservando i  cartellini dei prezzi:
Lui: “Come è difficile la vita oggi. Era meglio la  vita preistorica, che non si pagava niente”.

E io: “Ma allora c’era il rischio di essere mangiati”.
Lui: “Quello c’è anche oggi”.

Filosofia  esistenziale
In risposta a una bambina che si lamentava del proprio  aspetto:
“Non importa se sei bella o brutta. L’importante è che ci  sei.”.

Chiudo questo post citando le parole di Victoria Ignis che nel Libro di Draco Daatson dice:
Ricorda cosa ti ho detto: una nuova specie si sta lentamente ma inesorabilmente sovrapponendo a quella vecchia: l’Uomo Verticale. Una generazione di leader intrepidi e colmi di compassione, orientati verso il successo, la ricchezza e la condivisione. I nuovi bambini sono già così e con il loro arrivo stanno permettendo l’attivazione di quegli adulti potenzialmente pronti. Questa nuova generazione non potrà essere tratta in catene... piuttosto si faranno uccidere.
La prigione viene edificata in primis dai tuoi genitori, poi dalla scuola e dai mass media. Grazie a questo genere di educazione la prigione viene a identificarsi con il tuo stesso modo di pensarti... e tu assurgi al ruolo di carceriere di te stesso.
La prigione è la prospettiva stessa da cui guardi il mondo, il tuo modo di percepire l’ambiente intorno a te. Loro sono stati estremamente astuti, perché la prigione in realtà non esiste, esiste solo un modo di vivere da prigioniero, un quotidiano auto-incarcerarsi.

Il giornalista Massimo Gramellini presenterà il libro Angeli, zanzare e castelli a Torino Spiritualità, il 29 settembre.

Salvatore Brizzi
NON DUCOR DUCO
(non vengo condotto, conduco)
 
http://www.salvatorebrizzi.com/2013/05/un-bambino-s-indaco.html

I SETTE SPECCHI ESSENI




I Sette Specchi Esseni

di Gregg Braden

(Tratto dalla trascrizione della videoconferenza "Camminare tra i mondi")



Gli antichi Esseni forse identificarono meglio di chiunque altro il ruolo dei rapporti umani, riuscendo a dividerli in 7categorie: 7 misteri corrispondenti ai vari tipi di rapporto che ciascun essere umano avrebbe esperimentato nel corso della sua vita di relazione. Gli Esseni li hanno definiti “specchi” e ci fanno ricordare che in ogni momento della nostra vita la nostra realtà interiore ci viene rispecchiata dalle azioni, dalle scelte e dal linguaggio di coloro che ci circondano.



Arrow IL 1° SPECCHIO ESSENO
Il primo specchio esseno, dei rapporti umani, è quello della nostra presenza nel momento presente.
Il mistero del Primo specchio è incentrato su cosa noi inviamo nel momento presente, alle persone che ci stanno accanto.
Quando ci troviamo circondati da individui e modelli di rapporto di comportamento in cui domina l'aspetto della rabbia o della paura, lo specchio funziona in entrambi i sensi, potrebbe invece trattarsi di gioia, estasi e felicità, ciò che vediamo nel primo specchio è l'immagine di quello che noi siamo nel presente. Chi ci è vicino ce lo rimanda, rispecchiandoci.

Arrow IL 2° SPECCHIO ESSENO
Il secondo specchio esseno, dei rapporti umani, ha una qualità simile alla precedente, ma è un po' più sottile. Anziché riflettere ciò che siamo, ci rimanda ciò che noi giudichiamo nel momento presente.
Se siete circondati da persone, i cui modelli di comportamento vi provocano frustrazione o scatenano la vostra rabbia o astio e se percepite che quei modelli non sono vostri in quel momento, allora chiedetevi: Mi stanno mostrando me stesso nel presente? Se potete onestamente rispondervi con un no c'è una buona probabilità che vi stiano invece mostrando ciò che voi giudicate nel momento presente.
La rabbia, l'astio o la gioia che voi state giudicando.

Arrow IL 3° SPECCHIO ESSENO
Il terzo specchio esseno dei rapporti umani è uno degli specchi più facili da riconoscere, perché lo percepiamo ogni volta che ci troviamo alla presenza di un'altra persona, quando la guardiamo negli occhi e in quel momento accade qualcosa di magico. Alla presenza di questa persona, che forse non conosciamo nemmeno, sentiamo come una scossa elettrica, forse anche la pelle d'oca sulla nuca o sulle braccia. Che cosa è appena successo, in quell'attimo?
Attraverso la saggezza del terzo specchio ci viene chiesto di ammettere la possibilità che, nella nostra innocenza, noi rinunciamo a delle grosse parti di noi stesi, per poter sopravvivere alle esperienze della vita. Possono venir perse, senza che noi ce ne rendiamo conto, oppure le perdiamo consapevolmente o ancora ci vengono portate via da coloro che hanno un potere su di noi.
Talvolta quando ci troviamo in presenza di un individuo che incarna proprio le cose che abbiamo perduto e che stiamo cercando, per poter ritrovare la nostra interezza, i nostri corpi esprimono una risposta fisiologica per mezzo della quale realizziamo di nutrire un'attrazione magnetica verso quella persona.
Se vi trovate in presenza di qualcuno e, per qualche motivo inspiegabile, sentite l'esigenza di passare del tempo con quella persona, ponetevi una domanda: che cosa ha questa persona che io ho perduto, ho ceduto, o mi è stato portato via? La risposta potrebbe sorprendervi molto perché in realtà riconoscerete questa sensazione di familiarità, quasi verso chiunque incontriate. Cioè vedrete delle parti di voi stessi in tutti. Questo è il terzo mistero dei rapporti umani.

Arrow IL 4° SPECCHIO ESSENO
Il quarto specchio esseno dei rapporti umani è una qualità un po' diversa.
Spesso nel corso degli anni ci accade di adottare dei modelli di comportamento che poi diventano tanto importanti da farci riorganizzare il resto della nostra vita per accoglierli. Sovente tali comportamenti sono compulsivi, creano dipendenza. Il Quarto mistero dei rapporti umani, ci permette di osservare noi stessi in uno stato di dipendenza e compulsione. Attraverso la dipendenza e la compulsione, noi rinunciamo lentamente proprio alle cose a cui teniamo di più. Cioè mentre le cediamo, poco a poco vediamo noi stessi lasciare le cose che più amiamo.
Ad esempio, quando parliamo di dipendenza e compulsione, molte persone pensano all'alcol e alla nicotina che sono certamente capaci di creare tali stati.
Ma ci sono altri modelli di comportamento più sottili come l'esercizio di controllo in ambiente aziendale o in famiglia o come la dipendenza dal sesso, dal possedere o generare denaro e abbondanza, anche questi sono esempi di compulsione e dipendenza.
Quando una persona incarna un simile modello di comportamento, può star certa che il modello, che pur è bello di per sé, si è creato lentamente nel tempo. Poco a poco, noi rinunciamo alle cose che ci sono più care. Se riorganizziamo le nostre vite per far posto al modello dell'alcolismo o all' abuso di sostanze forse stiamo rinunciando a porzioni della nostra vita rappresentate dalle persone che amiamo, dalla famiglia, dal lavoro, dalla nostra stessa sopravvivenza.
Il tratto positivo di questo modello è che può essere riconosciuto ad ogni stadio, senza bisogno di arrivare agli estremi perdendo tutto. Possiamo riconoscerlo, guarirlo, e ritrovare la nostra interezza ad ogni stadio.

Arrow IL 5° SPECCHIO ESSENO
Nella mia opinione questo modello di rapporti umani, il quinto specchio esseno, è forse il più potente in assoluto, perché credo ci permetta di vedere meglio e più profondamente degli altri la ragione per cui abbiamo vissuto la nostra vita in un dato modo. Esso rappresenta lo specchio che ci mostra i nostri genitori nel corso della nostra interazione con loro.
Attraverso questo specchio ci viene chiesto di ammettere la possibilità che le azioni dei nostri genitori verso di noi riflettano le nostre credenze e aspettative nei confronti di quello che potrebbe configurarsi come il più sacro rapporto che ci sia dato di conoscere sulla Terra e cioè il rapporto fra noi e la nostra Madre e il nostro Padre Celeste, vale a dire con l' aspetto maschile e femminile del nostro creatore, in qualunque modo lo concepiamo.
E' attraverso il rapporto con i nostri genitori, che essi ci mostrano le nostre aspettative e credenze verso il rapporto divino. Per esempio se ci troviamo a vivere un rapporto con genitori da cui ci sentiamo continuamente giudicati o per i quali anche fare del nostro meglio non è mai abbastanza, è altamente probabile che quel rapporto rifletta la seguente verità: siamo noi che crediamo, dentro di noi, di non essere all'altezza e che forse non abbiamo realizzato quello che ci si aspettava da noi attraverso la nostra percezione di noi stessi fino al Creatore.
Questo è uno specchio potente e molto impalpabile, che, forse più di altri, ci può svelare perché abbiamo vissuto le nostre vite in un determinato modo.

Arrow IL 6° SPECCHIO ESSENO
Il sesto specchio esseno dei rapporti umani ha un nome abbastanza infausto, infatti gli antichi lo chiamarono: l'Oscura notte dell'anima.
Ma lo specchio in sé non è necessariamente altrettanto sinistro del suo nome. Attraverso un'oscura notte dell'anima, ci viene ricordato che la vita tende verso l'equilibrio, che la natura tende verso l'equilibrio e che ci vuole un essere estremamente magistrale per bilanciare quell'equilibrio.
Nel momento in cui affrontiamo le più grandi sfide della vita possiamo star certi che esse divengono possibili solo dopo che abbiamo accumulato tutti gli strumenti che ci servono per superarle con grazia e con facilità, perché è quello il solo modo per superarle.
Fino a che non abbiamo fatto nostri quegli strumenti non ci troveremo mai nelle situazioni che ci richiedono di dimostrare determinati livelli di abilità. Quindi, da questa prospettiva, le sfide più alte della vita, quelle imposteci dai rapporti umani e forse anche dalla nostra stessa sopravvivenza, possono essere percepite come delle grandi opportunità a nostra disposizione, per saggiare la nostra abilità, anziché come dei test da superare o fallire.
E' proprio attraverso lo specchio della notte oscura dell'anima che vediamo noi stessi nudi, forse per la prima volta, senza l'emozione, il sentimento, ed il pensiero, senza tutte le architetture che ci siamo creati intorno per proteggerci.
Attraverso questo specchio possiamo anche provare a noi stessi che il processo vitale è degno di fiducia ed anche che possiamo aver fiducia in noi stessi mentre viviamo.
La notte oscura dell'anima rappresenta per noi l'opportunità di perdere tutto ciò che ci è sempre stato caro nella vita e di vedere noi stessi alla presenza e nella nudità di quel niente.
E proprio mentre ci arrampichiamo fuori dall'abisso di ciò che abbiamo perso e percepiamo noi stessi in una nuova luce, che esprimiamo i nostri più alti livelli di maestria.

Arrow IL 7° SPECCHIO ESSENO
Dalla prospettiva degli antichi, il settimo mistero dei rapporti umani o settimo specchio esseno era il più sottile e, per alcuni versi, anche il più difficile. E' lo specchio che ci chiede di ammettere la possibilità che ciascuna esperienza di vita, a prescindere dai suoi risultati, è di per sé perfetta e naturale. A parte il fatto che si riesca o meno a raggiungere gli alti traguardi che sono stati stabiliti per noi da altri, siamo invitati a guardare i nostri successi nella vita senza paragonarli a niente.Senza usare riferimenti esterni di nessun genere.
Il solo modo in cui riusciamo a vederci sotto la luce del successo o del fallimento è quando misuriamo i nostri risultati,
facendo uso di un metro esterno. A quel punto sorge la seguente domanda: "A quale modello ci stiamo rifacendo per misurare i nostri risultati? Quale metro usiamo?"
Nella prospettiva di questo specchio ci viene chiesto di ammettere la possibilità che ogni aspetto della nostra vita personale - qualsiasi spetto - sia perfetto così com'è. Dalla forma e peso del nostro corpo ai nostri risultati in ambito accademico, aziendale o sportivo. Ci renderemo conto insieme che, in effetti, questo è vero e che un risultato può essere sottoposto a giudizio solo quando viene paragonato ad un riferimento esterno. Siamo quindi invitati a permettere a noi stessi di essere il solo punto di riferimento per i risultati che raggiungiamo.






LA FINE DEI NAZARENI


1. E’ difficile stabilire se Paolo di Tarso e San Luca – ovvero Giuseppe ben Mattia (Joseph ben Matthias) – nipote di Ananus il Vecchio, e lo stesso Casato di Ananus siano stati effettivamente in grado prevedere il crollo totale dei Nazareni successivamente alla guerra civile ed alla rivolta che ebbe luogo dopo l’uccisione di Giacomo, il fratello di sangue di Gesù.
2. E ‘anche difficile stabilire se Paolo di Tarso e gli Alti Sacerdoti siriano-ebrei siano stati in grado di prevedere la reazione da parte della linea di sangue reale d’Irlanda e dei loro sostenitori in tutto l’Impero Romano. Esistono numerose prove relative al fatto che si verificarono moti nelle comunità e nelle terre celtiche, in occasione della morte di Giacomo. Tuttavia, gran parte di questa storia è stata deliberatamente cancellata.
3. Ciò di cui si può essere certi è che quando “San” Paolo tornò dalla Francia con il suo trofeo, la testa mozzata di Gesù Cristo, intorno 61/62 d.C., quella famiglia che aveva creato il Cristianesimo si sia effettivamente sentita incoraggiata ad eliminare per sempre i Nazareni.
4. Tuttavia, quando Giacomo il Giusto, fratello di sangue di Gesù ed eroe nazionale, fu barbaramente assassinato nel 62 d.C., tutti i membri della famiglia di Ananus, tra i quali “San Luca” (Giuseppe), furono arrestati, imprigionati e inviati a Roma nel 63/64 d.C.
5. Pur essendo Paolo, così come tutti i membri della famiglia degli Alti Sacerdoti, un cittadino romano, condizione che impediva al governatore romano la possibilità di giustiziarli senza processo in base alle leggi romane, si macchiò in ogni caso di una condotta che avrebbe certamente potuto condurre alla sua condanna a morte.
6. Il risultato di tale condotta, comunque, fu che quelle centinaia di migliaia di persone che erano state salvate dalla carestia si sentirono oltraggiate dalla condotta dei Cristiani e degli Alti Sacerdoti, e chiesero la testa di Paolo di Tarso e degli altri suoi sodali.
7. Gli Apostoli di Gesù, che erano inoltre Zeloti, si trasformarono dall’oggi al domani in generali di enormi eserciti di soldati leali ma scarsamente addestrati, tuttavia disposti a morire per liberare la Giudea dal male rappresentato dai Cristiani e dai Sadducei.
8. Tuttavia, contro l’efficientissima potenza militare dell’esercito romano, tali soldati privi di adeguato addestramento, e persino i ben noti guerriglieri “sicari”, non si dimostrarono all’altezza. In battaglia morirono a migliaia, decine di migliaia addirittura decisero di suicidarsi.
9. Giuseppe Flavio (Flavius Josephus) (“San Luca”) ha fatto frequentemente seppure freddamente riferimento a tale evento in tutte le sue opere, riferendosi al numero impressionante di persone, tra cui donne e bambini di intere città e villaggi, che scelsero di togliersi la vita piuttosto che tornare a vivere sotto il dominio di Roma, dei Sadducei e delle influenze cristiane.
10. Quando Simon Pietro progettò infine la distruzione del Tempio nel 70 d.C., in occasione della stessa data dell’anniversario della distruzione operata da Nabucodonosor il Grande, per abbattere il simbolo per eccellenza della natura malvagia dei Sadducei, i Nazareni erano in massima parte già in massima parte morti o dispersi.
11. Fatta eccezione per una manciata di Apostoli e di personaggi che rientrarono nel mondo romano, i Nazareni furono cancellati per sempre.
12. Gli stessi Cristiani di Paolo non se la cavarono molto meglio, se non nel caso di alcune figure storiche chiave, quali Giuseppe Flavio (Flavius Josephus) (San Luca). Se non fosse stato per questo nipote del Patriarca Ananus il Vecchio, che riuscì a ben gestire la propria salvezza, la propria redenzione politica e il proprio esilio, il Cristianesimo avrebbe rischiato di sciogliersi come neve al Sole e cadere nel dimenticatoio ed i Nazareni avrebbero in quel caso potuto riorganizzarsi.
13. Invece, Giuseppe Flavio (Flavius Josephus) fu effettivamente in grado di cancellare i Nazareni dalla storia, e di riscattare la storia della propria famiglia, di far ricadere le colpe sui cattivi e mai adeguatamente descritti Zeloti, ed allo stesso tempo di eliminare l’effettiva legittimità delle affermazioni degli Esseni in riferimento al contenuto dell’Antico Testamento e della storia di Akhenaton.
14. Giuseppe Flavio (Flavius Josephus) (San Luca) fu inoltre in grado di riorganizzare l’opera dell’ormai giustiziato Paolo di Tarso, determinando il quadro di riferimento essenziale della Bibbia Cristiana odierna che finì col comprendere l’Antico Testamento e i quattro i vangeli oggi utilizzati dai Cristiani.
15. Egli contribuì inoltre ad appoggiare quel numero limitato di capi carismatici cristiani e di famiglie cristiane che sopravvissero alla grande purga successiva alla tentata distruzione di Roma.
16. Sebbene Paolo sia stato determinante nell’assassinio di una serie di figure chiave dei Nazareni, quali Gesù, Maria Maddalena (Mariamne), (la “Vergine”) Maria, Giacomo, il fratello di Gesù e le sue sorelle, fu Giuseppe Flavio (Flavius Josephus), tanto in qualità di “storico” quanto come “Luca” il Cristiano, ad assicurare che solo in pochissimi avessero la possibilità di conoscere l’effettiva realtà storica dei Nazareni e la legittimità del vero messaggio gnostico di Gesù.
17. Ma come tutti gli eventi nel corso della storia, anche una menzogna ben congegnata, quale l’opera di Giuseppe Flavio (Flavius Josephus), viene alla fine smascherata.
Fonte: http://www.one-faith-of-god.org
Traduzione: Heimskringla
 http://connessionecosciente.wordpress.com/sui-nazareni/capitolo-7-la-fine-dei-nazareni/

GLI ESSENI E I NAZARENI 3°PARTE

GLI ESSENI E I NAZARENI


1. Gli Esseni avevano sempre saputo che il Talmud Babilonese fosse un documento fasullo, elaborato per porre fine ai sacrifici umani ed alle condotte abominevoli praticate nell’ambito di culti satanici. Gli Esseni, d’altronde, risalivano a tempi antecedenti rispetto ai fasulli Sadducei della Siria e soprattutto rispetto ai Farisei.
2. Gli Esseni avevano anche a disposizione numerose prove per dimostrare il fatto che il Talmud Babilonese, la festività della Pasqua e praticamente tutto ciò che riguardasse la religione ebraica come la intendiamo oggi, costituissero in effetti un gigantesco inganno.
3. Inoltre, gli Esseni aborrivano i sacrifici e la brutalità esercitata nei confronti degli animali in base alle “leggi di Mosè”, così come si opponevano con decisione alle pratiche di quegli adepti del satanismo che sacrificavano i propri figli primogeniti in onore dei demoni, in maniera da poter guadagnare più denaro, o per maledire i loro nemici.
4. Dopo essersi inizialmente ribellato ai piani di suo padre, Gesù tornò sui propri passi e si rese conto che il suo destino sarebbe stato quello di diffondere la verità e la luce. Vide se stesso come il portatore di luce, colui che avrebbe rivelato la verità al mondo e posto fine al male per sempre.
5. Ora, una questione è conoscere la verità, tutt’altra è discuterne apertamente. Tutti i Sadducei e i Farisei sapevano chi fosse Gesù. Per cui, quando Gesù fece ritorno dall’Egitto e proclamò di rappresentare l’unico vero Figlio di Dio e “l’unto” non sbagliava affatto definendosi tale, poiché parlava di sé stesso come del discendente della linea di sangue del faraone Akhenaton e dei supremi re d’Irlanda, della casta dei Cuilleann, la più antica di tutte le linee di sangue reale della storia.
6. Inoltre, le sue dichiarazioni fanno intendere che non solo lo stava affermando, ma che si fosse già sottoposto al rito di consacrazione dei Sacerdoti di Amon presso il tempio di Tebe, poiché in base a tutti i resoconti si era rasato la barba e la sua pelle era liscia, rasata come quella degli egiziani.
7. Ma Gesù era andato anche oltre. Tramite i suoi insegnamenti egli aveva rivelato l’effettiva cosmologia ed inoltre il fatto che gli ebrei avessero adorato demoni ed avessero agito come satanisti per millenni, ed infine le ragioni per cui gli esseri umani erano stati creati e da chi.
8. Inoltre, aveva rivelato i segreti alla base della conoscenza del sé, e la natura stessa del dio universale nei suoi insegnamenti gnostici.
9. Ora, un ebreo-irlandese, principe ereditario, che aveva assunto tanto il titolo di Faraone quanto quello di Figlio di Dio, che si comportava come un Faraone rivelando alle masse una sapienza di carattere gnostico tanto imponente, rappresentò la minaccia più pericolosa che i Sadducei e i Farisei avessero mai affrontato con riferimento alle proprie pratiche, esattamente l’effetto che Gesù più si auspicava.
10. Tuttavia, egli aveva sottovalutato che in periodi di crisi persino i nemici possano unire le proprie forze, e in questo caso i Farisei e Sadducei unirono le proprie forze per far sì che ad ogni riunione di carattere religioso tenuta da Gesù potessero agire per porlo in cattiva luce e schernirlo, frustrando ogni suo tentativo di divulgare il proprio messaggio, corrompendo manifestanti e minacciando i partecipanti con l’intento di nuocergli nel caso avessero partecipato ai suoi raduni.
11. Alla fine risultò chiaro che Gesù fosse sul punto di perdere la battaglia che stava conducendo in vista del suo principale obiettivo.
12. Ad essere onesti, e senza tirare in ballo gli Alti Sacerdoti e i Farisei, la sapienza gnostica che Gesù e i suoi discepoli avevano rivelato rappresentava forse troppo per chiunque, tranne che per i pochissimi. La maggior parte degli ebrei ai tempi di Gesù era tranquillamente disposta a seguire la ridicola lista di regole inizialmente stabilite da Geremia e successivamente estese da Neemia (Nehemiah) 400 anni prima.
13. Per la famiglia media esistevano certezze, una sicurezza di fondo legata alla applicazione di quella serie di prescrizioni religiose. In quella fase, Gesù era impegnato letteralmente a fare a pezzi tali certezze e canoni, ed era inoltre impegnato ad affermare che tutti gli ebrei fossero stati le vittime di un inganno gigantesco, che i personaggi che ritenevano i propri Alti Sacerdoti fossero in effetti perversi satanisti impegnati a sacrificare bambini ed a partecipare a riti fondati sul cannibalismo in onore della Dea Madre Astarte, nota anche come Ishtar e Cibele.
14. Ancora oggi, dopo duemila anni, e successivamente all’avvento degli odierni sistemi educativi, per la maggior parte delle persone, i vangeli gnostici risultano incredibilmente ostici da comprendere. Ed in effetti, rendersi conto del fatto che i fondatori del Cristianesimo siano stati dei satanisti, come lo furono i Sadducei dell’antica religione israelita, è troppo per chiunque, tranne che per i pochissimi.
15. Per cui le persone, esattamente come le pecore alle quali sono state assimilate nella Bibbia, hanno semplicemente evitato di ascoltare, voltandosi dall’altra parte. È possibile rendersi conto in numerosi sezioni delle scritture, quelle deputate a trasmettere specifici elementi di verità, quanto tutto questo possa essersi dimostrato terribilmente frustrante.
16. La simbologia è sempre stata più potente della ragione. E ‘sempre stato più facile inginocchiarsi di fronte ad un’icona, come una croce, piuttosto che meditare sui propri scopi ultimi e sui propri valori nella vita, mantenendo un certo grado di auto-disciplina.
17. Ma Gesù aveva un ultimo significativo gesto simbolico da porre in atto, simile ad un asso nella manica, avrebbe architettato la propria morte nel giorno del proprio compleanno, lo stesso giorno della festività della Pasqua, e così operando sarebbe divenuto il simbolo incarnato della fine della pratica dei sacrifici da parte del popolo ebraico.
18. Tutto fu deciso. Fece in modo che i suoi discepoli si concentrassero sulla elaborazione delle scritture che contenessero i propri insegnamenti e il senso da attribuire alla sua simbolica fine.

LA SUPERBIA DELLA SAGGEZZA

1. A voler essere sinceri, l’individuo medio, pur rivendicando un autentico desiderio di conoscere la verità a proposito dell’Universo e la volontà di agire quale testimone della saggezza pura e dell’effettiva conoscenza del divino, tende tuttavia nella realtà a fare il contrario.
2. Senza parlare poi di quei personaggi che promuovono consapevolmente l’ignoranza ed un culto semplicistico fondato su icone che in effetti fanno appello a demoni terribili.
3. Si tratta semplicemente del fatto che, come avviene per tutte le forme di vita intelligenti, sono le relazioni, l’avere cibo a sufficienza a disposizione, un lavoro stabile e un tetto sopra la testa ad occupare le attenzioni della maggior parte delle persone nel corso della propria vita.
4. Tale atteggiamento pratico e materialistico di rigetto nei confronti di quegli elementi che in verità rappresentano quelli più rilevanti rappresenta la pratica comune quasi esclusiva, principalmente dopo l’avvento e l’affermazione della civiltà.
5. Ecco perché, in un certo senso, i Sadducei e i loro protetti, i Cristiani, sono riusciti letteralmente a scamparla ricorrendo a quell’omicidio, non perché i popoli nel loro complesso siano composti da stupidi, ma perché discussioni tediose sulla natura del cosmo e sulle origini del Giudaismo non risultano affatto una priorità per la maggior parte delle persone.
6. E neppure si può affermare che gli stessi antichi Re Sacerdoti fossero personaggi dai principi assolutamente nobili. Saranno anche stati considerati come i “santi” e i “divini”, avranno anche potuto dominare la più antica delle terre, ma hanno mantenuto buona parte del proprio popolo nell’ignoranza della saggezza e della verità.
7. Ad esempio, in Irlanda, ovvero nella casa spirituale delle linee di sangue dei più antichi re della storia, l’Albero di Agrifoglio era considerato tanto sacro per i Cuilleain, i veri “druidi” della storia, che chiunque non fosse stato membro dei Cuilleain, e avesse tagliato dall’albero o danneggiato uno di quegli “alberi sacri”, sarebbe stato ritenuto colpevole di un gravissimo reato.
8. Al contrario, il Cristianesimo affermò e cercò apertamente di fornire alle persone “comuni” l’accesso a ciò che veniva dipinto come “sapienza divina” – in sé era già una rivoluzione. I membri delle diverse popolazioni non erano più persone da considerare semplicemente come schiavi ignoranti, potevano ora partecipare ai riti ed alle cerimonie che in genere si riteneva fossero accessibili solo alle “elite” della propria società.
9. Naturalmente, nessuna delle affermazioni del Cristianesimo corrispondeva alla verità. Eppure per i primi seguaci di Paolo di Tarso, Luca – ovvero Giuseppe/Joseph ben Matthias (figlio di Mattia), figlio del Sommo Sacerdote – e i loro sostenitori, tale populismo applicato alla spiritualità pare abbia rappresentato una delle ragioni essenziali della sopravvivenza del Cristianesimo stesso, nonostante le pratiche elitarie ed arroganti riferibili alla cosiddetta “conoscenza segreta” praticate agli alti livelli di quest’ultimo.
10. Naturalmente, fu appunto questa l’opera pionieristica portata avanti dai Nazareni, ed inoltre la ragione per cui i Farisei ed i Sommi Sacerdoti siriano-sadducei (Siro-Sadducei) si dimostrarono tanto preoccupati dal suo possibile successo. E’ anche per questa ragione che il credo nazareno riscosse tanti successi in tempi così ristretti.
...CONTINUA....

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I DIVINI SPIRITI DEGLI HOLLY (dell’Agrifoglio) (Holly/Agrifoglio – Holy/Santo)

1. Contrariamente alle favole deliberatamente create da Paolo, da Luca e dai suoi sostenitori, il padre di Gesù fu Joseph “Ha-Rama-Theo” (Giuseppe d’Arimatea) che significa ” Sua Altezza Divina”.
2. Mentre Erode e i suoi figli governavano come leader depotenziati nella fase della dominazione Romana, Giuseppe rappresentava il figlio maggiore della stirpe reale dinastica degli antichi re di Israele, e quindi era parte integrante della linea di sangue di Zedechia, l’ultimo re d’Israele.
3. Giuseppe quindi era per nascita un Sadduceo, ed era il più ricco tra i sadducei, presumibilmente l’uomo più ricco del mondo antico.
4. La ricchezza del principe ereditario, e il fatto che nelle sue vene scorresse il sangue della stirpe di Davide, risultano due delle più grandi anomalie mai riportate nel Nuovo Testamento, anomalie che la Chiesa Cristiana ha continuato a tenere occultate per secoli.
5. La risposta ad entrambe le apparenti anomalie è che Giuseppe fosse in realtà il re supremo d’Irlanda, il vero discendente di Zedechia e delle linee di sangue ‘sacre’ più antiche della storia, ovvero quelle dei primi sacerdoti della storia umana, i Cuilleain (“spiriti divini dell’agrifoglio”).
6. In secondo luogo, in quanto Re, a lui spettavano i diritti reali di estrazione tanto dell’Irlanda quanto del Galles, ovvero le loro enormi riserve di rame, stagno, naturale in bronzo, argento e oro.
7. Si tratta di un elemento che potrebbe contribuire a spiegare la sua incredibile ricchezza, dato che il rame e lo stagno restarono due dei metalli più essenziali del mondo antico, e lo erano anche nel I secolo d.C.
8. C’erano altre ricche famiglie Sadducee nel mondo antico, in particolare il Casato di Ananus. Noto come Hanan il Giovane, Ananus divenne il 64° Sommo Sacerdote degli Ebrei intorno al 6 dopo Cristo.
9. Tale famiglia era composta da antichi e benestanti ebrei siriani-sadducei (Siro-Sadducei), cittadini romani, che possedevano i territori collocati lungo l’antica via commerciale a metà strada tra Antiochia a nord e Damasco a sud, dove sono oggi collocate la città di Hamah e la cittadina di Hanan.
10. Sebbene numerosi tra i figli e i nipoti di Ananus il Vecchio (Elder) abbiano ricoperto ruoli storicamente rilevanti nella Bibbia, quali il genero Caifa – ovvero il sommo sacerdote che arrestò Gesù – e Ananus il Giovane (62 dopo Cristo) – ovvero colui che ordinò l’esecuzione di Giacomo, fratello di Gesù – fu suo nipote Giuseppe (Joseph) Ben Matthias (noto anche come San Luca) il personaggio più noto, ovvero colui il quale ha contribuito a creare il Cristianesimo e la maggior parte dei testi biblici per come li conosciamo oggi.
11. Ora, ci piacerebbe poter affermare che gli antenati di Giuseppe fossero dei buoni re, ma sarebbe una menzogna. Dato che egli era Sadduceo e principe ereditario, erano stati i suoi antenati a praticare il sacrificio di bambini e di persone nel tempio in onore di satanici demoni, erano stati i suoi antenati a praticare il cannibalismo rituale e a bere il sangue delle proprie vittime, in abominevoli orge alimentate dalle droghe, in onore della Dea Madre.
12. Quindi, per i sommi sacerdoti d’Israele, al tempo di Erode, egli non rappresentava solo uno di loro, ma addirittura, e a tutti gli effetti, uno dei loro leader.
13. Ma accadde qualcosa, qualcosa che mai potremo conoscere nei particolari. Grazie a una sorta di miracolo divino, i nemici giurati dei Sadducei, la linea di sangue degli antichi sommi sacerdoti, gli Esseni, accettarono che Giuseppe potesse sposare una di loro, unendo così le linee di sangue degli antichi re e le linee di sangue degli antichi sacerdoti nella linea di sangue più pura dei re-sacerdoti nel corso storia umana. Gesù fu il risultato di queste singolari circostanze.
14. In base alle scarse informazioni su cui possiamo fare affidamento per ricostruire tale quadro nel suo complesso, Giuseppe, il principe ereditario in esilio, fu certamente un esseno convertito almeno in una certa fase prima del suo matrimonio e della nascita di Gesù.
15. Probabilmente, immediatamente dopo il fallito colpo di stato ai danni dei discendenti di Erode (Erodiadi), alla morte di Erode il Grande, Giuseppe operò per un periodo con gli assassini più temuti e i guerrieri più temerari del mondo antico, i Sicari, gli Iscarioti e gli Zeloti della Galilea.
16. Nessuno poteva viaggiare attraverso la Galilea senza che il leader zelota sapesse dei suoi programmi e gli permettesse il passaggio.
17. Quindi, Giuseppe, ai piedi del Monte Carmelo risultava intoccabile per i figli di Erode.
18. Qui, ai piedi del Monte Carmelo, Giuseppe utilizzò la sua fama e la sua ricchezza senza precedenti per creare una nuova città che chiamò Nazara, che significa “città della verità”.
19. Purtroppo, ogni possibile informazione riguardante Giuseppe è stata rielaborata e distorta dalla centrifuga cristiana, quindi, ottenere una chiara comprensione delle ragioni che furono alla base del suo agire non è semplice.
20. C’è un’ulteriore prova evidente, un elemento che viene spesso “occultato” dagli storici. Nel periodo in cui nacque Gesù, è possibile riscontrare un enorme vuoto nei resoconti riguardanti i re supremi d’Irlanda, una circostanza che non si è mai verificata in periodi antecedenti o anche successivamente, fino alla loro definitiva scomparsa dalla scena mondiale.
21. Questo vuoto corrisponde al periodo in cui Giuseppe si trovava in Medio Oriente e probabilmente non è una semplice coincidenza.
22. Tuttavia, se esaminiamo le effettive parole e gli insegnamenti di Gesù per come sono stati rivelati dai vangeli gnostici, probabilmente potremo renderci conto della direzione in cui suo padre avesse intenzione di condurre lo spiritualismo ebraico.

 

 

 

LA CONOSCENZA E IL SANGUE


1. La conoscenza, e ancor più nello specifico la sapienza divina e la memoria storica, erano considerate preziose quanto l’oro e i diamanti dagli antichi.
2. Erano anche tesori da custodire con pari zelo. Oggi, nell’era di internet, le persone danno per scontato che sia possibile esplorare l’intera banca dati relativa alle conoscenze dell’umanità, dalle opere più grandiose fino ai più infimi simulacri di ciò che è possibile definire saggezza.
3. Ma ai tempi di Giuseppe e di suo figlio Gesù, le persone non beneficiavano di una simile possibilità. Ben poco si sapeva del divino, dell’effettiva natura del cosmo, della connessione che esiste tra tutte le cose, del fatto che la vita è un sogno, del fatto che ogni pensiero e azione porta con sé delle conseguenze, questioni comprese da una cerchia ristretta, per lo più rappresentata dai custodi dei templi e delle antichissime sacre scritture.
4. I personaggi che meglio comprendevano tali conoscenze erano rappresentati dai membri delle più antiche linee di sangue associate alla sapienza divina, quegli antichi re nelle cui vene scorreva il sangue dei Cuilleain, degli ‘Uomini Sacri’, dei supremi re d’Irlanda.
5. Ancor prima che termini moderni quali “druido” fossero introdotti per indicarli, essi rappresentarono i primi sacerdoti della storia umana, quelli che salvarono le proprie comunità dalla fame più di 5.000 anni fa, quelli che costruirono Stonehenge per tentare di estirpare i culti satanici in Britannia ed inoltre coloro i quali rappresentarono i capi riconosciuti dei potenti Celti che popolavano l’Europa.
6. Tali linee di sangue sono associate anche ad altri gruppi, quali gli esuli di Ebla e Ugarit, e gli esuli del regno di Akhenaton.
7. Gli Esseni rappresentavano uno di questi gruppi. La loro biblioteca, ricchissima di antiche conoscenze esoteriche, probabilmente rivaleggiava con le più grandi raccolte di saggezza di qualsivoglia confessione religiosa nella storia del mondo, almeno sino alla creazione della grande biblioteca di Alessandria.
8. Per esperienza diretta, gli Esseni sapevano dell’esistenza di uomini e donne pronti a uccidere per accedere ai segreti del divino, alle chiavi per accedere alle intenzioni ultime di Dio, ai principi alla base dell’Universo. E i personaggi dotati di tale disposizione erano inoltre disposti ad uccidere chiunque altro avesse accesso a quella conoscenza.
9. Oggi ancora non riusciamo a renderci conto di quanto immensa fosse l’effettiva saggezza del mondo antico. Cristiani e persino Ebrei tendono a ripetere a pappagallo parabole e storie del cui patrimonio simbolico segreto sanno poco o nulla. Ma numerosi studiosi e personaggi che hanno avuto accesso alle conoscenze del Buddismo e ai grandi testi spirituali del mondo, comprendono cosa sia in effetti la pura e vera saggezza, l’elemento in grado di fornire ad un individuo la possibilità di comprendere l’intero Universo.
10. I limiti insiti nella nostra possibilità di comprensione il più delle volte implicano che, quando ci capita di leggere di testi antichi e di antichi tesori, la nostra prima reazione sia quella di immaginare favolosi tesori nascosti composti da oggetti in oro e da gioielli, quando in effetti le intuizioni di Akhenaton, i comandamenti perduti del vero Mosè, risultavano in effetti assai più preziosi.
11. Gli Esseni erano quindi assai parsimoniosi nel rivelare ad altri quanto sapessero, per timore di provocare tanto l’ira mortale dei propri rivali, quanto l’invidia di chi volesse impossessarsi di tale conoscenza per trarne personale vantaggio.
12. Per cui, quando Giuseppe, il principe ereditario, fu introdotto alla vera conoscenza, ovvero alla conoscenza dei misteri più antichi a proposito di chi in effetti avesse creato gli esseri umani, la nostra anima, la struttura dell‘Universo, le conoscenze a proposito del fatto che la vita è un sogno, così come quelle legate al rispetto per la vita stessa e alla realtà effettiva della vita dopo la morte, egli immaginò un mondo in cui tale conoscenza fosse resa disponibile a ogni uomo e a ogni donna.
13. È interessante notare come questo fosse lo stesso spirito altruistico del Buddha, diverse centinaia di anni prima, in tutta l’India e nel vicino Oriente. Fu anche lo scopo di Maometto, il profeta e creatore dell’Islam, fino a quando la dinastia degli Omayyadi ritenne che fosse più vantaggioso distorcere le parole del Corano ed inserire, per fini propri, perverse e terribili distorsioni che ebbero come prime vittime le donne e i non-credenti.
14. Quindi, per realizzare i suoi obiettivi, Giuseppe costituì in effetti il più grande campus universitario della storia antica, con dormitori, scriptorii, templi e biblioteche.

...CONTINUA....

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I PORTATORI DELLA VERITA’ - I NAZARENI - 1° PARTE




1. 1965 anni fa l’uomo più ricco del mondo e un gruppo ristretto di sostenitori del suo unico figlio, intrapresero con coraggio la più imponente operazione di sostegno rispetto a una carestia di cui il mondo sia mai stato testimone.
2. Grazie al loro impegno e alla loro dedizione, salvarono centinaia di migliaia di persone di diversi paesi da morte certa per fame e mancanza di acqua.
3. Grazie ai loro sforzi furono salutati come eroi nazionali dai popoli che salvarono.
4. Tuttavia, per il fatto di essersi impegnati, per il fatto di aver osato sfidare secoli di condotte esecrabili ad opera delle famiglie e dei personaggi più crudeli che abbiano vissuto su questo pianeta, i fondatori del Cristianesimo, guidati dal loro leader Paolo di Tarso, fecero assassinare numerosi di loro, e tra questi il loro leader, Giacomo il Giusto.
5. Si trattava dei Nazareni, o più precisamente dell’Ecclesia Nazarena (Congregazione) Kahal (Ebraica/Hebrew) di Yisraèl (Israele).
6. Probabilmente li conoscerete con la loro denominazione più nota, ovvero come gli apostoli di Gesù Cristo, capeggiati da Giacomo, il fratello di sangue di Gesù, e sostenuti dal padre di Gesù, Giuseppe Ha-Rama-Theo (d’Arimatea), principe ereditario in esilio.
7. Che forse non abbiate mai sentito parlare della grande carestia del 43-50 d.C. è comprensibile.
8. Che la Chiesa Cristiana non abbia mai parlato del fatto che gli apostoli si impegnarono con tutte le proprie forze, e per diversi anni, in questa memorabile operazione di soccorso, completamente cancellata dalla memoria dei popoli successivamente alla redazione delle Scritture, è altrettanto comprensibile.
9. Perché se aveste sentito parlare della grande carestia e degli atti straordinari di Joseph Ha-Rama-Theo (Giuseppe d’Arimatea), che mise a disposizione del popolo il proprio patrimonio familiare accumulato nei millenni, vi chiedereste probabilmente chi fosse in effetti Giuseppe.
10. Per quale motivo i diretti discendenti “spirituali” della Chiesa fondata da Paolo non fanno alcuna menzione di uno dei più grandi atti di carità e di buona disposizione nei confronti del prossimo compiuti dagli uomini?
11. I Nazareni rappresentavano i nemici giurati di Paolo e dei fondatori del Cristianesimo, ovvero dei Sommi Sacerdoti che avevano crocifisso Gesù, e che avevano organizzato con Paolo l’omicidio di Stefano e di Giacomo, che avevano usato violenza e depredato il loro stesso popolo, che era rimasto impassibile a guardare senza fare nulla per aiutarli.
12. La famiglia di Paolo e i suoi veri padroni del Casato di Ananus (noto anche come Hanan) si arricchirono enormemente raccogliendo fasulle beneficenze tra gli ebrei della diaspora in tutto l’Impero Romano, ebrei che credevano di contribuire a quel grande sforzo umanitario.
13. L’obiettivo principale del Cristianesimo istituito da Paolo non fu forse quello di eliminare completamente e alla radice il pensiero gnostico, per sostituirlo con una religione fondata su 2 livelli differenti – uno destinato alle pecore, l’altro utile a favorire il perpetuarsi dell’antica pratica Sadducea legata ai culti satanici ed al sacrificio umano?
14. Quindi, non stupitevi se non avete sentito parlare dei Nazareni, ma solo di Gesù di Nazareth. Né dovreste rimanere stupiti dal fatto che non abbiate mai sentito parlare del movimento che fu ufficialmente creato da Gesù, l’Ecclesia Nazarena. 

 
...
Capitolo 2 – I Nazareni

 

 

I NAZARENI


1. Se non fosse stato per alcuni testi casualmente ritrovati e una serie di frammenti di sapienza gnostica rintracciabili in numerosi manoscritti, la Chiesa Cristiana sarebbe riuscita a cancellare completamente dalla storia le parole, gli insegnamenti e gli effettivi propositi di Gesù e dei suoi discepoli.
2. Quando la maggior parte delle persone sente nominare il termine Nazareno, pensa automaticamente a un “uomo residente a Nazareth”, ovvero in una piccola cittadina dell’area settentrionale di Israele collocata su un altopiano a circa 1.200 piedi (350 metri) sul livello del mare, circondata da elevate colline alte 1600 piedi a Sud e ad Est, che costituiscono i punti più meridionali della catena montuosa del Libano, e protetta ad Ovest dal Monte Carmelo e da altri rilievi montuosi.
3. Nazareth si trova a meno di 10 miglia a Nord-Est delle pendici del Monte Carmelo, e approssimativamente alla stessa distanza dalle pendici del Monte Tabor, a Nord, entrambi luoghi storici della Bibbia. L’antica direttrice dei traffici tra l’Egitto e l’entroterra dell’Asia Minore attraversa Nazareth, collocata alle pendici del Monte Tabor, e risale quindi a Nord in direzione di Damasco.
4. Negli ultimi anni, gli archeologi hanno fatto riferimento al ritrovamento di tombe neolitiche a pochi chilometri da Nazareth per sostenere che il sito di Nazareth fosse probabilmente occupato molti anni prima della nascita di Gesù. Tuttavia, gli scavi condotti prima del 1931 non hanno rivelato alcuna traccia di un insediamento greco o romano in quell’area, e in base agli studi portati avanti tra il 1955 e il 1990, non è stata ivi riscontrata alcuna prova archeologica risalente ai periodi assiro, babilonese, persiano, ellenistico o anche al primo periodo dell’occupazione romana.
5. Non vi è ombra di dubbio che l’antichità delle strutture ivi riscontrate e quindi la città stessa non possa essere più antica del 10 a. C.
6. Questo dato è supportato dalla totale assenza di qualsiasi registrazione storica riferibile all’esistenza della città di Nazareth, in qualsivoglia resoconto storico dell’Antico Testamento, e in qualunque altro testo ebraico prima del III secolo, mentre la popolazione residente a Nazareth, nel periodo in cui nacque Gesù, si ritiene ammontasse a non più di 500 – 600 anime.
7. Come risultato di tali evidenti anomalie, alcuni hanno persino suggerito che Nazareth non esistesse neppure ai tempi di Gesù. Tuttavia, questa è una conclusione che ignora l’indizio evidente rappresentato dalla denominazione stessa della città: “Nazareth”.
8. Il termine Nazareth deriva da una corruzione della denominazione originaria dell’insediamento di “Nazara”, che significava “città degli holly/holy” (città dell’agrifoglio/città del sacro) o semplicemente “città dei consacrati di Dio”.
9. Nazara è un termine coniato poco prima della nascita di Gesù, e derivava dal titolo ebraico “nazorita”, “nazarita” (in ebraico: nazir), che era riferito a un Ebreo che prende i voti ascetici di autodisciplina e di purezza. Il termine “nazirita” deriva dalla parola ebraica “nazir” che significa “consacrato” o “separato”.
10. Il termine “nazarita” è spesso usato nel Vecchio Testamento e numerosi dei profeti furono rispettosamente indicati come “Nazariti”, come Elia e anche Giovanni Battista di Qumran.
11. Tuttavia, è errato presumere in termini assoluti che un Nazareno, ovvero un membro della comunità di Nazareth, e il termine (Nazareno) in seguito utilizzato per indicare tutti i veri seguaci di Gesù, avessero lo stesso significato.
12. Non ci sono prove che i Nazareni in quanto seguaci di Gesù applicassero i rigidi codici di abnegazione considerati necessari per essere riconosciuti come Nazariti. Eppure, tale confusione perdura ancora ai nostri giorni.

...SEGUE...

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Le porte interiori meditazioni quotidiane




Inizia fin d'ora ad espandere la coscienza e a pensare sempre in termini di
"abbondanza", perché solo così potranno venir soddisfatte tutte le tue
necessità. Voglio che tu sappia che è una gioia per Me donarti il regno,
poiché è da questo che deriva tutto il resto. Ecco perché devi cercarlo tu
per primo; tutto il resto ti verrà dato in sovrappiù. Io sono a conoscenza
di tutti i tuoi bisogni, e ciascuno di essi verrà meravigliosamente
soddisfatto. Credici con tutto il cuore, non permettere mai ad alcun dubbio
di assalirti per rovinare la meraviglia di tutto ciò.
Accetta la Mia parola, vivi secondo essa, e assisti al compimento di un
miracolo dopo l'altro: il tempo dei miracoli non è certo finito. Se vivi una
vita interamente dedicata a Me, sarai testimone di indicibili meraviglie,
vedrai l'impossibile reso possibile, riconoscerai la Mia mano ovunque, e il
tuo cuore traboccherà d'amore e gratitudine per tutto ciò che accadrà.

[da: "Eileen Caddy - Le porte interiori - Amrita]

SEMINA PENSIERI

Semina pensieri ...La potenza del pensiero
muta il destino.

L'uomo semina un pensiero
e raccoglie un'azione;
semina un'azione
e raccoglie un'abitudine;
semina un'abitudine
e raccoglie un carattere;
semina un carattere
e raccoglie un destino.
L'uomo costruisce il suo avvenire
con il proprio pensare ed agire.
Egli può cambiarlo
perché ne è il vero padrone.

(poesia di Sivananda maestro indiano di yoga della prima metà del '900)

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giovedì 30 maggio 2013

Le cinque dimensioni dell’empatia


Le cinque dimensioni dellempatiaSono rimasto molto colpito dal film su Abramo Lincoln di Steven Spielberg e dalla suprema interpretazione di Daniel Day Lewis.
È un film da vedere, soprattutto per gli insegnamenti di leadership che traspaiono dalla figura di Lincoln.
Diceva:”Quando mi accingo a parlare con la gente, passo due terzi del tempo a pensare a ciò che loro vogliono sentire ed un terzo a ciò che io voglio dire.
Questa frase è essenziale per capire che, per relazionarsi, guidare o gestire gli altri è fondamentale che tu abbia la consapevolezza e la padronanza di te stesso, ma, soprattutto, dovrai interpretare e comprendere le emozioni di coloro che guidi o gestisci.
In poche parole dovrai far leva sulle competenze emotive sociali, fondamentali per relazionarsi, connettersi, o quantomeno vivere in armonia con le persone.
Abbiamo già visto che la prima dimensione delle competenze emotive sociali è  l’empatia.
Essere empatico significa che riesci a metterti nei panni e nelle situazione degli altri, riconoscendo le loro difficoltà e trovando gli spunti per aiutar loro a superarle.
Empatizzare con qualcuno, comprendere il suo punto di vista, non significa che sei d’accordo con il suo punto di vista, ma è veramente il saper riconoscere le sue emozioni, essere attento ai suoi sentimenti e prendere le decisioni che tengano in considerazione questi sentimenti.

Le cinque dimensioni dell’empatia

L’empatia è una capacità appresa dalla prima infanzia, dove si pongono le basi per poter entrare in contatto con gli altri attraverso i segnali che ci si scambia nella comunicazione verbale e non.
Se un bambino viene allevato in completo isolamento, allora può non conoscere come usare la capacità empatica.
La mancanza di empatia può far si che si interagisca con gli altri considerandoli dei modelli e non degli individui unici differenti tra loro.
Se sei una persona empatica, invece,  sei altamente sensibile e finemente sintonizzato sulle emozioni degli altri. Riesci a sentire tutto il modo che ti circonda, anche in modo estremo,  attraverso l’intuizione degli altri.
Cinque sono le dimensioni associate all’empatia:
  • Comprensione degli altri
Comprendere gli altri significa saper percepire le emozioni, i sentimenti e i punti di vista degli altri, avendo un interesse reale per le loro preoccupazioni.
  •  Assistenza agli altri
Assistere gli altri significa riuscire ad anticipare e quindi soddisfare le loro esigenze.
  •  Valorizzazione degli altri
La valorizzazione degli altri passa attraverso la percezione delle loro esigenze di sviluppo e cambiamento, contemporaneamente alla capacità di mettere in risalto le loro abilità.
  •  Sfruttamento delle diversità
Sfruttare le diversità è saper combinare ed esaltare le capacità che vengono da persone diverse.
  •  Consapevolezza politica
La consapevolezza politica è la capacità di saper leggere le correnti emotive di un gruppo ed i rapporti di potere.
In modo conciso, “essere empatico” significa saper comprendere i sentimenti canalizzati attraverso messaggi verbali e non verbali, per dare sostegno emotivo a qualcuno in caso di necessità  e per capire il legame tra le emozioni e il comportamento degli altri.
In un prossimo articolo, ti indicherò alcune tecniche per migliorare la tua empatia.

 http://www.sviluppoleadership.com/intelligenza-emotiva/cinque-dimensioni-dellempatia/

Non perdere mai … – Peter O’Connor


Non perdere mai la speranza nell’inseguire i tuoi Sogni,
perché c’e’ un’unica creatura che può fermarti,
e quella creatura sei tu.
Non smettere mai di credere in te stessa e nei tuoi sogni.
Non smettere mai di cercare,
tu realizzerai sempre ogni cosa ti metterai in testa.
L’unico responsabile del tuo successo
o del tuo fallimento sei tu, ricordalo…
ogni pensiero o idea pronunciata a voce alta viaggia nel vento,
la voce corre nell’aria, cambiandone il corso.
Se sei brava da udire abbastanza,
tu potrai ascoltare l’eco di saggezze
e conoscenze lontane nel tempo e nello spazio.
Tutto il sapere del mondo e’ a disposizione di chiunque sia disposto
a credere e a voler ascoltare.
La libertà e’ una scelta che soltanto tu puoi fare:
tu sei legata soltanto dalle catene delle tue paure.
Non e’ mai una vera tragedia provare e fallire,
perché prima o poi si impara, la tragedia e’
non provarci nemmeno per paura di fallire.
Mentre noi possiamo orientare
le nostre mosse verso un obiettivo comune,
ognuno di noi deve trovare la sua strada,
perché le risposte non possono essere trovate
seguendo le orme di un’altra persona….
Se tu puoi compiere grandi cose quando gli altri credono in te,
immagina ciò che puoi raggiungere
quando sei tu a credere in te stessa.
(Peter O’Connor, da “Ali sull’oceano”)


 http://www.pomodorozen.com/zen/non-perdere-mai-peter-oconnor/

Ansia, kit di pronto intervento: 4 procedure flash




  • 1


Stavolta non vogliamo occuparci di ricerche, di sintomi o di approcci per l’Ansia.
Occupiamoci invece del “fare”: hai un’idea precisa di cosa si può fare subito in caso di attacco d’ansia?
Ti proponiamo 4 interventi possibili per sbloccarci e stare meglio.
E per fare questo, sgombiramo subito il campo da un grande equivoco sull’ansia.

Della Seta: “sull’ansia abbiamo preso lucciole per lanterne”

Nel suo libro prezioso saggio “Debellare l’ansia e il panico”, Lucio Della Seta  ci illumina su un fraintendimento culturale di base:
“Nell’Ansia le cose non stanno come sembrano. (…) Comunemente, si è convinti che l’Ansia si somatizzi, vale a dire che l’emozione provochi delle alterazioni corporee: restringimento della gola e delle vie rispiratorie (…) Questa percezione però è falsa: siamo vittime di un inganno.
Per quanto appaia incredibile, le alterazioni corporee prededono l’Ansia, anzi, sono proprio loro a spaventarci e a generare l’Emozione d’Ansia.”
Insomma, per l’autore “l’Ansia è una malattia del corpo“.
Un esempio pratico: immagina per un momento di trovarti in un luogo che credi protetto e che imporvvisamente appaiano dei rapinatori con il volto coperto.
Ecco, in maniera semplificata, cosa accadrebbe: ci sarebbe uno start fisico, le ghiandole surrenali produrrebbero adrenalina, i bronchi si dilaterebbero velocemente e l’aria entrerebbe di colpo, provocando la sensazione di soffocamento… In una frazione di secondo, tutto ciò scatena l’emozione.

 Kit di pronto intervento:cosa fare subito

1. Contrazioni muscolari

- Posizione: seduto o in piedi.
- Contrai velocemente i muscoli addominali, le spalle e il collo, buttando fuori l’aria altrettanto rapidamente
- Mantieni la tensione per 2-3 secondi; se vuoi facilitati con il conteggio “1001, 1002, 1003″. 
- Rilassa completamente i muscoli ed inspira.
- Ripeti per almeno 10 volte.

2.Respirazione rallentata

- Posizione: seduto, sdraiato o in piedi 
- Inspira normalemnente, con l’addome (non con il torace).
- Trattieni per 4 o 5 secondi, magari utilizzando il conteggio “1001, 1002, 1003..”. Evita di forzare
- Espira lentamente contando allo stesso modo.
- Ripeti per almeno 10 volte.

 3.Masssaggio con aromaterapia

- Accendi l’essenza che preferisci con un bricia-essenze; le essenze più adatte sono quelle di arancio, sandalo, ylang ylang.
- Trova il punto con la mano: è  immediatamente al di sotto dello sterno.
- Inizia a massaggiarlo con il palmo, con un movimento lento e circolare

 4.Massaggio riflessologico palmare

- Trova il punto: la  zona situata nella losanga carnacea, compresa tra il pollice e l’indice di ciascuna mano
- Con pollice e indice dell’altra mano imprimi una leggerissima rotazione, trascinando la pelle con i polpastrelli.
- continua per 20-30 secondi, più volte al giorno.

 autore: walter arrighetti 
http://www.velediluce.com/ansia-pronto-intervento/

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