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giovedì 28 febbraio 2013

PENSIERI SLEGATI...IN LIBERTA'













  














Non ti fidare, ragazzo mio, di quelli che promettono di farti ricco dalla mattina alla sera. Per il solito, o sono matti o imbroglioni!

Carlo Collodi












 Amate per amore, mai per solitudine.

(Serena Santorelli).











 


"Preghiera significa semplicemente gratitudine, riconoscenza. Non è una richiesta, non è un desiderio. Se desideri qualcosa, non è più una preghiera. Allora non chiamarla preghiera. Questo però è quel che probabilmente hai fatto, hai desiderato qualcosa e hai chiesto a Dio: “Fallo per me, ti prego”. E dato che Dio non l’ha fatto ti senti frustrato.

C’è qualcosa di fondamentalmente sbagliato nella stessa idea di preghiera che porti dentro di te.

La preghiera non è una pretesa. Non è il desiderio di qualcosa. I desideri sono oggetti pesanti. Sono spinti verso la terra dalla forza di gravità, non possono volare verso il cielo.

Quando provi gratitudine pura, quando non chiedi nulla, ma sei semplicemente grato per quel che già l’esistenza ha fatto per te… e l’esistenza ha fatto per te molto di più di quanto tu non sia degno di ricevere, più di quanto ti meriti.

Prova solo a guardare quel che l’esistenza ha fatto per te! Ti ha dato la vita, l’amore, la gioia. Ti ha dato un’incredibile sensibilità per la bellezza. Ti ha dato la consapevolezza. Ti ha dato l’opportunità di diventare un buddha. Cosa vuoi di più?

Sii grato e allora le tue preghiere avranno ali, voleranno, raggiungeranno la vetta suprema. La terra non riuscirà a trascinarle verso il basso. Cominceranno a salire, a innalzarsi nel cielo, leviteranno. Con il desiderio, le preghiere gravitano verso il basso. Non possono levitare.

Ma milioni di persone continuano a pregare con questo atteggiamento sbagliato. Pregano solo quando hanno bisogno di qualcosa. E di qualunque cosa si tratti, piccola o grande che sia, che chiedano pane o denaro, non cambia nulla! Non chiedere niente. Ringrazia l’esistenza per quel che ha già fatto.

Inchinati! La gratitudine non ha bisogno di parole. Basta che ti inginocchi in profonda gratitudine, in silenzio. Una vera preghiera non è verbale. Le parole sono inadeguate. Sono fatte per altre cose, non per la preghiera. Si, qualche volta ti ritroverai con le lacrime agli occhi. Quelle significano molto di più di tutte quelle parole che potresti usare. Si, una volta tanto ti ritroverai a voler danzare come un mistico Baul, senza motivo, per la pura gioia di esistere!

Quella danza sarà la tua preghiera. Si, di tanto in tanto avrai voglia di suonare il flauto. E credimi, l’esistenza ama la musica! Canta, balla, piangi o stai semplicemente in silenzio. E rimarrai sorpreso: una grande luce scenderà su di te. Verrai inondato dalla beatitudine, da ogni benedizione."



Tratto dal Osho Times Ottobre 2009











"La guarigione si sviluppa attraverso sette passi, in ordine ascendente: pace, speranza, gioia, fede, certezza, saggezza, amore" - (Edward Bach)
 
 
 
 

 La terra ha risorse sufficienti per i bisogni di tutti,
ma non per l'avidità di tutti.
(Mahatma Gandhi)










Non ci sono istruzioni
per l’uso della vita
ognuno ha la sua
matita.












 

"Vola solo chi osa farlo." Luis Sepúlveda (1949), scrittore cileno.


















Secondo la mitologia greca, gli umani originariamente furono creati con quattro braccia, quattro gambe e una testa con due facce. Temendo il loro potere, Zeus li divise in due parti separate, condannandoli a trascorrere le loro vite a cercare l’altra loro metà.

Platone, Il Simposio
 
 
 
 
  
 
 
 
Dove c'è una grande volontà non possono esserci grandi difficoltà.
*(Niccolò Machiavelli)
 
 
 
 
 
Foto: Ama e Rispetta Te Stesso. Tu non sei mai responsabile delle azioni degli altri. Sei responsabile di Te stesso. Se qualcuno che non ti tratta con amore e rispetto si allontana da te, consideralo un dono. Forse per un po' soffrirai, ma alla fine il tuo cuore guarirà.
(Don Miguel Ruiz)
http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__via-quattro-accordi.php?pn=3028
Ama e Rispetta Te Stesso. Tu non sei mai responsabile delle azioni degli altri. Sei responsabile di Te stesso. Se qualcuno che non ti tratta con amore e rispetto si allontana da te, consideralo un dono. Forse per un po' soffrirai, ma alla fine il tuo cuore guarirà.
(Don Miguel Ruiz)
http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__via-quattro-accordi.php?pn=1597
 
 
 
 
 Mettete la pace interiore al primo posto, e i vostri conti si pareggeranno in modi a volte perfino miracolosi.














Ci sono due lupi in ognuno di noi.
"Uno e cattivo e vive di odio, gelosia, invidia, risentimento, falso orgoglio, bugie, egoismo." "E l’altro?" "L’altro e il lupo buono. Vive di pace, amore, speranza, generosità, compassione, umiltà e fede." "E quale lupo vince?" "Quello che nutri di più".
(detto degli indiani Cheroki) ♥♥♥
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L’Androgino Alchemico di Elémire Zolla

L’Androgino Alchemico di Elémire Zolla

Il brano che segue di Elemire ZOLLA, “The Androgyne reconciliation of male and female”, New York, Crossroad, Thames and Hudson ltd, Londra 1981, è stato tratto da “ANDROGINO” a cura di A. Faivre e F. Tristan, editrice ECIG, a cui si rimanda per ulteriori approfondimenti.

L’Androgino Alchemico di Elémire Zolla

Ermete Trismegisto, il leggendario fondatore dell’alchimia, addita il mistero primordiale della natura, il principio del fuoco, che avvolge nella sua quadruplice fiamma gli opposti essenziali: sole e luna, maschio e femmina, zolfo e mercurio , che danno luogo all’unità androgina in ogni atto di concezione e nascita in natura. Essi circondano la terra  concentrando su di essa le influenze astrali, e nel centro della terra si combinano in un triangolo, o piuttosto, tridimensionalmente, in una piramide, che è la forma del cristallo di sale (sia dei sali marini, sia degli allumi minerali, femminili). Il lato destro del triangolo corrisponde al principio sulfureo maschile, il lato sinistro al principio mercuriale femminile e la base del triangolo al principio salino. La figura contenuta all’interno allude alla quadratura del cerchio, simbolo dell’androginia. La progressione va perciò dal triangolo al quadrato e infine al cerchio. La natura opera nello stesso modo in tutti e tre i regni, quello aereo, quello vegetale e animale, e quello minerale, perché in ciascuno di essi l’armonia deriva dallo stesso accoppiamento di opposti, dalla stessa congiunzione dei principi solare e lunare . La congiunzione può essere raffigurata da un serpente (la natura) con la testa di leone (che divora il fuoco e la putrefazione) e la coda a forma di testa d’aquila (volatilità), nell’atto di estrarre da se stesso l’invisibile e impalpabile rugiada interna che dà compattezza agli elementi più sottili del corpo. In essa è racchiuso il potere del sole e della luna, che il serpente stringe fra le sue spire .
Il processo è triplice. Esso inizia con una fase androgina embrionale che, nel caso dei metalli, corrisponde all’impregnazione di un terreno nitroso e salino da una parte di un vapore corrosivo e acre (Zolfo e Mercurio). I due principi vengono raccolti insieme dalla luce solare che penetra nel terreno sotto forma di rugiada. La stessa rugiada che nutre la vita delle piante attiva questo processo di volatilità sotterranea. Il prodotto è detto “materia prima”, o “Rebis”, o “Androgino di Fuoco” (poiché entrambi i principi sono acri e brucianti), o “Adamo” (poiché entrambi sono il principio primo della generazione nel mondo minerale).

Isaac Newton preferiva chiamarlo “Caos”. Paracelso, scherzando, lo chiamava l’”Albero-con-la-Mela” o “Seme Ragazza (sale) e Polpa Ragazzo (zolfo)” (il re e la regina accanto all’albero). La polpa col tempo marcirà o brucerà, per essere infine ricreata della sostanza della Ragazza (le lune). La radice di questo processo viene spesso indicata come il Drago Velenoso. Nell’Androgino vediamo una nuvola di teste caprine, dalle cui barbe si innalzano un ragazzo e una ragazza che si avvolgono a spirale intorno alle gambe dello stesso. Tale significato simbolico viene associato alla capra in India, dove la parola aja (“capra” in sanscrito) significa anche “non ancora nato” e dunque “natura” (che sottoterra è fetida e ribollente).
Perché non è possibile identificare questa sostanza con un unico nome? Perché essa non è necessariamente cinabro, o antimonio solforato, o alcun’altra sostanza in quanto tale. Cercare l’equivalente chimico dell’Androgino di Fuoco è dar la caccia ai fantasmi. L’androgino è una situazione globale, che “accade” quando il principio della luce, del sole e della luna, viene catturato da un terreno aspro e velenoso e comincia a fermentare. Nella seconda fase entrano in opera i vapori di salnitro, che corrodono e affinano l’androgino. L’androgino ora gonfia la terra e soffia via i vapori che l’hanno penetrata, purificandoli nel corso del processo e rendendoli fluidi. Questa fase viene detta il “bagno dell’androgino” o della coppia regale. Essa è seguita dalla terza e ultima fase, in cui dal marasma emerge una pasta vitrea e viscosa, detta la “Pietra dei Filosofi”, o la “Perla”, o l’”Occhio del Pesce”, o il “Primo Magnete”, perché attrae dal terreno circostante tutto ciò di cui abbisogna.

Gli alchimisti danno alla sostanza che compatta i principi femminile e maschile in natura il nome di “resina”, e ritengono che essa sia la forma energizzata del principio sulfureo. August Strindberg, nel suo trattato Antibarbarus (Berlino, 1894), descrive come individuare la resina nella trementina, nella guttaperca, nello zolfo comune riscaldato in una padella, e nell’oro nascente. La resina è semplicemente la dimostrazione di una perfetta amalgamazione dell’androgino, che dà luogo alla pura essenza fluida dell’oro (non si tratta dell’oro comune, che non è altro che la traccia nella materia inerte di una perfetta amalgamazione resinosa androgina). La figura tratta da Urbigerus  mostra la sostanza androgina a sinistra nella sua prima fase, e a destra nella sua seconda fase dopo un bagno in quella che sembra essere resina che cola da un buco dell’albero (l’analogo dell’albero della vita nel mondo dei metalli). Il buco dell’albero può essere rappresentato anche come un leone verde che morde il sole, specialmente quando l’opera di trasformazione è compiuta sul regulus di antimonio. I vapori dell’androgino vengono raccolti allo stato fluido da una fornace in cui sono riprodotte le condizioni della seconda fase. Il processo è raffigurato da un uomo fiammeggiante (il minerale) e da una donna che addita il leone e il sole simbolici, e paragona l’estrazione dei fluidi all’ascesa della linfa in un albero.
La terza fase può essere rappresentata dalla nuova sostanza che riposa in grembo alla madre, da un embrione che gonfia il ventre dell’androgino dopo le abluzioni della seconda fase , o da un figlio androgino .
Si fornisce un’immagine globale della visione alchemica dell’operato della natura, sotto forma di due processi principali: a sinistra la calcinazione dei corpi e a destra la distillazione delle essenze (anime e spiriti). Ciò vale per tutti i regni naturali, ma è particolarmente facile da illustrare nel caso di una pianta. Gli oli eterici sono l’anima solare (zolfo) della pianta, l’alcol ne è lo spirito lunare (Mercurius). Questi due principi sono mostrati come maschio e femmina che entrano nella caverna di Ermes accompagnati dai loro leoni. La pianta viene schiacciata, gli oli vengono separati e gli spiriti vengono distillati in una storta (il pellicano). I vapori che s’innalzano sono rappresentati da un’aquila in volo verso il cielo, che li porta negli artigli come mondo dell’anima e mondo dello spirito. Nell’alto dei cieli, nella fase finale dell’opera, essi si fondono e formano la Colomba dell’amore perfetto.
Alla sinistra dell’albero della vita, il residuo oscuro della pianta, che resta sul fondo dell’alambicco (il corvo), viene cotto dal fuoco di marte, U, finché perde il proprio carattere plumbeo (il segno di Saturno W) e acquista una sfumatura di stagno (il segno di Giove V) il colore argenteo della cenere (il cigno bianco). Le ceneri sono trattate con resine e fuoco, finché il loro sale libera la propria “umidità radicale” (come avviene per le ceneri usate nella produzione del vetro). Questa è rappresentata dal pavone con la coda costellata di occhi, e in maniera ancor più appropriata dalla Fenice, che si nutre di resine e si brucia per poter rinascere. La Fenice risorge dalle proprie ceneri portando negli artigli due mondi (la terra e il fuoco del processo) e, nella fase finale che ha luogo nell’alto dei cieli, diviene il puro agnello del sacrificio. Qui il corpo calcinato (la Fenice morta) viene saturato dalla tintura fluida (la Colomba morta), finché le due essenze si fondono nella Pietra della Pianta (la Pietra Filosofale), che è la pianta nella sua forma più pura ed essenziale. Shakespeare scrisse una poesia su questo tema, The Phoenix and the Turtle (La Fenice e la Colomba), in onore dei due uccelli morti e divenuti un’unica essenza.
Un disegno indiano allude all’eterno processo di androginizzazione vivificante che avviene nell’atmosfera, mostrandoci il congiungimento a mezz’aria dell’acqua e del fuoco. Secondo l’alchimia, l’umidità terrestre, sospesa nell’aria e impregnata dei raggi della luna, si scioglie nei raggi del sole dando vita a due essenze androgine sottili: Mercurius, l’essenza delle trasmutazioni, e il sale, agente della fissazione. Insieme, dopo aver dato vita alle piante sotto forma di rugiada, esse penetrano nella terra, dove diventano il seme dei metalli. Vale la pena di notare che il fuoco e l’acqua nel disegno hanno otto braccia: la fusione può avvenire solo tramite un doppio incrocio. In una società stabile i matrimoni incrociati fra cugini tendono ad essere istituzionalizzati, e corrispondono al passaggio di un’affermazione superficiale dell’androginia a una più radicale e totale. Ciò spiega forse anche perché l’anomalia dei gemelli siamesi ermafroditi, con i loro doppi organi sessuali in ordine scambiato, non è del tutto sgradevole all’occhio.
Anche l’immagine rinascimentale dell’androginizzazione c’insegna la fusione tramite incrocio . La reciproca bramosia dei due opposti (simboleggiata dal cane) genera una spirale (rappresentata dalle spire del serpente, dalla catena tirata in direzioni opposte dai due cupidi e dal motivo delle viti avvolte sui loro sostegni nello sfondo). Ciò è possibile perché, mentre la spinta solare, raffigurata dai piedi alati dell’uomo, mantiene il maschio contratto nello sforzo (a ciò allude l’uccello con le ali chiuse che la donna innalza sopra la sua testa), la donna diviene volatile (com’è indicato dall’uccello con le ali spiegate che l’uomo regge sopra la testa di lei). La fusione androgina s’innalza a spirale solo in presenza di correnti incrociate, proprio come avviene per l’effettivo chiasma dei nervi ottici nel cervello. C. G. Jung ha sottolineato che in ogni intimo incontro fra un uomo e una donna vi è sempre uno scambio incrociato, che coinvolge l’uomo e la sua anima femminile, Anima, da una parte, e la donna e la sua anima maschile, Animus, dall’altra.
La Brhadaranyaka Upanishad (IV.3.21) dice che “come nelle braccia di una donna amata perdiamo ogni distinzione fra l’esterno e l’interno, così l’essere umano (purusha) abbracciato dall’assoluto onniscente (prajnatmana) è soddisfatto in ogni suo desiderio (kama); solo il desiderio dell’assoluto persiste, ogni altro sparisce, così come sparisce ogni dolore”.
La rappresentazione simbolica del matrimonio in Picta poesis di Barthélemy Aneau  ci mostra quanto queste idee fossero vive nel Rinascimento europeo. Il marito e la moglie sono uniti da un nodo d’amore e si fondono nell’albero della vita, che è rappresentato anche dalla croce che essi formano con le braccia (Mosè e il satiro, sullo sfondo, rappresentano forse il controllo e gli impulsi, la Legge e la Natura). D. Cheney ha notato che la scena assomiglia all’incontro fra Amoret e il marito (che ci ricordano Salmacide ed Ermafrodito) in La regina delle fate di Edmund Spenser (libro III, ed. 1590). Britomart li osserva, “per metà invidioso della loro beatitudine” e “molto toccato dai loro spiriti gentili”: per metà Mosè approvante, per metà satiro adocchiante, ovvero, nel linguaggio di Spenser, in parte devoto di Diana, in parte donna tentata da Venere.
La fusione perfetta era simboleggiata dall’amore fra Ermes e Afrodite , dal quale nacque Ermafrodito. Michael Mayer commenta la stampa dicendo che Ermafrodito corrisponde al Parnaso, la montagna dalla doppia vetta dove Apollo soggiorna con le Muse e attraverso la quale passa l’asse del mondo. Ciò suggerisce la colonna vertebrale dell’Uomo Cosmico e il serpente Kundalini che snoda in essa le sue spire. Queste correlazioni fra unione sessuale ed essenza del cosmo in Occidente sono evocate solo tramite velate allusioni in trattati alchemici, come appunto quello di Mayer, ma nei templi dell’induismo esse erano insegnate apertamente.
Su un’incisione , Alberto Magno, maestro di Tommaso d’Aquino, indica un androgino che regge una Y. Alberto, ci dice il testo, rappresenta qui la suprema autorità sia spirituale sia temporale. La Y, come insegna Filone, è simbolo del Verbo che penetra l’essenza di tutti gli esseri. Gli gnostici Naasseni insegnarono che esso rappresenta l’intima natura dell’essere, che è insieme maschile e femminile e, in quanto tale, eterna.
Il globo di Khunrath  rappresenta simbolicamente gli insegnamenti fondamentali dell’alchimia. Centro ed essenza della terra è il Caos, che qui appare come androgino (Rebis) che combina contrazione ed espansione, femminile e maschile in una spirale unificata. Esso è la forza creatrice della realtà. Gli opposti vengono agganciati e messi in movimento dall’essenza della luce, che prende la forma del principio della Salinità, di una bruciante acredine nelle viscere della terra. La spirale dell’androgino attivato produce la “Coda di Pavone” o “Arcobaleno”: materia fecondata ed energizzata, pronta a generare il seme dei corpi minerali e vegetali.
L’applicazione pratica di questa teoria viene suggerita dall’immagine dell’androgino sul fuoco . La materia prima androgina del regno minerale giace in uno stato di latenza, sotto un sole eclissato e una luna nuova. Per risvegliarsi e crescere, per ricevere i raggi invisibili del sole e della luna, e per trasformarsi in un seme minerale, l’androgino richiede il fuoco della fermentazione. Questo è il precetto generale. Nell’effettiva preparazione dei farmaci alchemici ciò significa che due sostanze opposte, come il mercurio e lo zolfo, devono venir saturate con certi succhi e poi macinate fino a formare una polvere nera e fine. Tale polvere viene racchiusa in un vaso sigillato e riscaldata a fuoco lento finché fermenta. In questa stampa i corpi congiunti rappresentano le due sostanze, l’oscurità che li circonda è il vaso alchemico, la graticola il “calore di fermentazione” necessario perché la trasformazione possa avvenire. Ancora oggi è possibile vedere questo processo in atto in ogni laboratorio per la produzione di medicine ayurvediche in India. Gli addetti praticano di quando in quando un’apertura nel recipiente per esaminare il grado di trasformazione delle sostanze in esso contenute, indicato dai cambiamenti di colore. Nei testi alchemici occidentali questa fase del processo è simboleggiata dalla Coda di Pavone che si dispiega sopra l’androgino. Per il mistico, ciò che accade nel recipiente sigillato è la Genesi stessa in scala ridotta. Il processo fu visualizzato in questi termini da Jacob Boehmen in Von der Gnadenwahl (1623): “Adamo, rivestito della suprema Gloria, né uomo né donna, bensì entrambi, temperato con entrambe le tinture, sia come Matrice Celeste nel fuoco procreatore dell’amore, sia come Mascolinità affine al fuoco essenziale” (5:35).
Il processo alchemico di fusione tramite fermentazione è qui rappresentato da un re e una regina che giacciono fianco a fianco, con le loro anime che si librano sopra i corpi nudi . Il fine del processo è lo stesso che si proponevano le coppie di asceti del cristianesimo primitivo: liberare i principi che animano l’essere umano tramite fermentazione e fusione dei corpi sottili.
La materia prima androgina è  rappresentata sopra un’urna, le cui quattro sezioni rappresentano i quattro elementi. Le ali ne denotano l’incipiente volatilità, dovuta alla reazione che coinvolge l’energia solare, centripeta, e l’energia lunare, centrifuga (il re e la regina), in un processo spirale di fermentazione. Riassumendo il simbolismo del disegno: i principi solare Q e lunare R, compenetrandosi sopra la croce degli elementi + , formano il segno di Mercurio S con le ali della volatilità rivolte verso l’alto.
Le illustrazioni dei testi alchemici ci indicano come gli alchimisti interpretassero l’operato segreto della natura. Questo va dalla fase di ingiallimento (citrinitas) della materia prima alchemica o Uovo Filosofico al regulus (“reuccio”) di antimonio. Il regulus è il metallo purificato per riduzione, che si deposita sul fondo del crogiolo. Il regulus stellare di antimonio è noto per la facilità con cui si combina con l’oro. Il disegno alchemico ne riproduce la struttura, associandola allo spirito dell’oro che anima il regulus a livello sottile, rappresentato dai movimenti del serpente. La forma a stella del regulus di antimonio evoca la stella Regulus, situata nel cuore della costellazione del Leone. È perciò forse l’antimonio il leone, il re dei metalli?
Isaac Newton lavorò con il regulus di antimonio, confidando che esso contenesse un forte principio sulfureo, lo Zolfo Filosofico. Lo mescolò con l’argento, ottenendo una massa plumbea che egli ritenne essere una materia prima androgina. A questa massa aggiunse mercurio, affinché estraesse dall’aria Mercurius, lo spirito liberamente fluttuante di ogni trasmutazione.
Newton si attenne scrupolosamente alle criptiche istruzioni dei testi: “dovrai passare attraverso il ferro”, “il ferro era presente nel minerale grezzo originario”, “dovrai usare un magnete”. Mediante una coppa di antimonio è possibile preparare un farmaco in quantità illimitata, semplicemente versando acqua nella coppa: l’antimonio, come un magnete, s’impregna delle influenze libere, vivificanti dell’aria. “Dovrai usare del piombo”: Newton ottenne un Piombo Filosofico. Quando alla fine mescolò dell’oro al suo preparato, all’interno dei vasi sigillati posti sulla fiamma vide alberi ramificarsi, apparire e scomparire, e divampare colori iridescenti, che nel disegno alchemico sono rappresentati dai movimenti circolari del serpente.
B.J.T. Dobbs (The Foundations of Newton’s Alchemy, or the Hunting of the Greene Lyon, Cambridge/New York, 1975) spiega l’esperienza di Newton dicendo che egli vide formarsi e dissolversi “composti intermetallici instabili”. Gli alchimisti invece avrebbero descritto la stessa esperienza dicendo che Newton aveva lavato l’Androgino di Fuoco, il quale dispiegò quindi il suo “arcobaleno” o “Coda di Pavone”.
Unità: la nascita e il serpente
William Blake diede voce a una tradizione diffusa e particolarmente viva presso gli alchimisti, immaginando che la materia visibile sia preceduta da una fermentazione invisibile, nel corso della quale il principio maschile della luce e del tempo ruota come una “spada fiammeggiante” entro il velo di neve e ghiaccio del principio femminile, che rappresenta l’essenza dello spazio. Il gelido velo o la solida crosta dell’aspetto femminile della materia primordiale costituisce l’aspetto visibile del reale, l’illusione cosmica o maya. Tutto ciò può essere rappresentato come un uovo, il cui tuorlo corrisponde al principio maschile del sole e del tempo (che altro non è che l’ombra gettata dal sole su un quadrante), mentre l’albume e il guscio visibile corrispondono al principio femminile dello spazio. Nel disegno alchemico l’uovo diventa il globo, l’albume la polpa vegetale, il tuorlo il sole, raffigurato qui come la testa maschile dell’androgino, i cui piedi femminili sono immersi nell’elemento acqua, in fondo alla valle, o utero, situata fra le due colline del fuoco (la salamandra) e dell’aria (le aquile). L’Uomo Cosmico appare come il bambino, replica del globo androgino .
La stampa di Blake tratta da For the Children: The Gates of Paradise (Per i bambini: le Porte del Paradiso), ci mostra l’Uomo Cosmico o Uomo Eterno come Eros alato che esce dal guscio dell’uovo, riecheggiando la tradizione greca che vede in Eros il dio dell’origine della vita . Blake gli mette in bocca queste parole:
“I rent the Veil where the Dead dwell:
When weary Man enters his Cave
He meets his Savior in the Grave.
Some find a Female Garment there,
And some a Male, woven with care”.
“Io squarcio il Velo che avvolge i Morti:
lo stanco Uomo, entrando nella sua Caverna
incontra il suo Salvatore nella Tomba.
Colà alcuni trovano un Abito Femminile,
altri un Abito Maschile, tessuti con cura”.
L’incontro con due serpenti accoppiati è presso molti popoli il più favorevole degli auguri. Nel mito di Tiresia un tale incontro segna l’inizio del destino di androgino e veggente del protagonista. Nello yoga e nel tantrismo il motivo dei serpenti allacciati rappresenta il perfetto equilibrio delle energie interne. Formicolii della spina dorsale, serpenti eretti e falli in erezione sono fenomeni imparentati fra di loro. Una nota acuta produce un brivido lungo la spina dorsale; e una melodia che si snoda a spirale, suonata da un flauto, ritmata da un tamburo o ballata da agili e leggiadre membra, fa alzare sia i serpenti sia i falli. La particolare e completa estasi dell’androginia è simboleggiata dal caduceo che, in quanto rappresentazione dell’accoppiamento di serpenti, denota la corrispondenza, sezione per sezione, dell’essere androgino con il cosmo.
Nella tradizione occidentale, Giordano Bruno, in De immenso et innumerabili (VI,5), descrive la compenetrazione di serpenti accoppiati come emblema dell’amplesso fra il Sole-Dioniso e la Terra-Cerere. I raggi solari, egli dice, penetrano nell’utero dell’umidità terrestre per raggiungere eternamente il femore stesso della madre cosmica. Il femore è l’osso con cui si fanno i flauti.
Entrare in rapporto con questo nucleo della vita cosmica è il fine dell’adepto, sia come alchimista sia come mistico. L’adepto s’identifica con Mercurio, il fluido principio androgino della realtà. Mercurio dapprima è assopito e si astrae dal mondo della veglia per sognare i giusti sogni . Il suo corpo sottile emerge dal suo inguine come un caduceo (indicazione anche del sonno REM, in cui si producono erezioni). Sopra di lui aleggia il principio della luce e del calore. Nella fase successiva  lo vediamo incoronato, con il caduceo perpendicolarmente eretto che va a toccare il centro del cuore, dove il sole e la luna si congiungono androginamente. Un piede poggia sulla terra, l’altro sul fuoco. Nella terza immagine  la trasformazione è compiuta: Mercurio è ora il perfetto androgino e regge il globo imperiale nella mano sinistra e il caduceo nella destra. Il caduceo è ora esternato e conferisce armonia non solo all’uomo interiore, ma anche al mondo esterno. Saturno e la Luna, Giove e Mercurio, Marte e Venere si fondono finalmente l’uno nell’altro e tutti insieme in un’unità, e Mercurio li porta, come un mazzo di fiori, dentro le viscere della terra, dove diverranno le anime rispettivamente del piombo e dell’argento, dello stagno e del mercurio, del ferro e del rame, formando una spirale che culmina nell’oro solare .
Il Mercurio di Agostino di Duccio ci appare all’apice del suo potere. I dettagli di questa immagine devono essere stati suggeriti dagli ermetici che si erano raccolti alla corte di Sigismondo Malatesta. Le stelle sullo sfondo alludono all’armonia delle sfere; il bastone magico guida le anime nella discesa e nella risalita dalle profondità della terra; il gallo della vigilanza è appollaiato sul piede sinistro; il cappello conico della magia s’innalza verso il cielo sul capo dell’androgino, e le nubi che gli fluttuano intorno alle ginocchia suggeriscono, come ha osservato Adrian Stokes (The Stones of Rimini) il moto elicoidale di un vortice che s’innalza. Il piede destro, maschile, poggia sulla roccia con cui è possibile accendere il fuoco, mentre il piede sinistro, femminile, è immerso nelle femminili acque.
La saggezza, in greco sophia, rappresenta il legame fra l’Unità Divina e gli archetipi ideali della Creazione. Certi teologi russi hanno ravvisato in Santa Sofia la Quarta Persona di Dio. Come esperienza di vita, in tutta la storia del cristianesimo, dai primi gnostici ai recenti sofianisti russi, Sofia rappresenta lo struggente desiderio di una pace e di una grazia oltremondane, simile, secondo il tradizionale paragone degli gnostici, all’indefinibile nostalgia provata dal figlio di un re che vive, ignaro delle sue origini, in povertà. Teologicamente Sofia è lo specchio di Dio e, nel contempo, lo specchio della pura consapevolezza per gli uomini. Essa è femmina in rapporto a Dio, ma androgino in rapporto all’umanità. Vladimir Solovev, il grande sofianista russo dell’Ottocento che evocò Sofia come sfida allo Spirito dell’Umanità del pensiero positivista, vedeva la mascolinità di Sofia manifestarsi in Gesù e la sua femminilità in Maria.
L’immagine di Sofia compare a Novgorod nel Mille, ma può forse provenire da Bisanzio. Il suo aspetto infuocato deriva forse dalle descrizioni dell’Arcangelo Purpureo della Suprema Illuminazione contenute negli scritti dei neoplatonici persiani. Nella mano sinistra tiene il caduceo e con la mano destra si stringe al seno una pergamena contenente i segreti esoterici. Alla sua destra è la Vergine incinta del Bambino, alla sua sinistra san Giovanni Battista. Questi due assistenti, i due canali che trasmettono la sua influenza al livello della effettiva manifestazione, sottolineano entrambi la trascendenza delle divisioni sessuali .
L’androgino, o Rebis alchemica, è alato come Sofia ed è in tal senso una personificazione della saggezza cosmica. Un’ala è rossa e l’altra bianca, a indicare gli spiriti dell’oro e dell’argento, del sole e della luna, del sangue e del latte del corpo vivente della natura. Indossa un abito nero bordato di giallo, che suggerisce il nero della materia prima androgina in cui tuttavia sono presenti in potenza le correnti della vita metallica aurea. Il verde del paesaggio è il prodotto della mescolanza dei colori di Rebis. Egli/ella regge con la mano destra un cristallo, in cui i suoi colori appaiono in successione convergente al centro, dove va collocato l’uovo o seme minerale che l’Androgino porta nella mano sinistra, lunare. Secondo la teoria alchemica, lo spirito lunare agirà nell’uovo, provocando la putrefazione della calce spenta della terra, fino ad attivare in essa il nucleo solare latente che risorgerà allora in un corpo cristallino vivo e capace di crescita, così come l’acredine del fuoco provoca la putrefazione delle morte ceneri e della sabbia in un fluido vivente che diviene infine vetro .

Da: http://www.forumvirtuale.it/dualdd/zolla.htm

APPARIZIONI MARIANE NEL MONDO

CAVALIERI DELLA NUOVA ERA


 

CAVALIERI DELLA NUOVA ERA

Sommario:
  • 1.1. George e Joseph
  • 1.2. Il monastero custode dei segreti svelati
  • 1.3. L'umanità osserva la verità, ma volge lo sguardo altrove
  • 1.4. l'intervento dell'istigatore del desiderio
  • 1.5. Il confronto tra i nuovi Parsifal ed i nuovi demoni


1.1. George e Joseph, i due cavalieri di questa narrazione nacquero nella stessa famiglia. L'umanità al tempo in cui vennero al mondo viveva infatti un periodo di particolare oscurità e non era facile trovare dei genitori all'altezza di poter dare i natali ad esseri tanto elevati in spirito.
I grandi spiriti possono discendere solo da esseri a loro volta progrediti: il padre deve poter trasmettere un potenziale capace di mettere in moto potenti energie e la madre, invece, i materiali più puri e sensibili di cui occorre essere dotati per riuscire a far fluire grandi energie spirituali.
Non parlavano molto, in quanto la parola è spesso uno strumento imperfetto di trasmissione del pensiero e viene equivocata non tanto per incapacità nel suo uso da parte di chi la pronuncia, quanto per una cattiva disposizione al recepirla nel giusto senso da parte di chi la riceve. Preferivano esprimersi con le loro opere, con il loro contegno ed atteggiamento imperioso, che incute rispetto e timor riverenziale, con le loro movenze appena accennate ma altamente armoniose, con i loro gesti e con le loro azioni sempre inclini all'amore.
Il primo, George, aveva iniziato a percorrere il sentiero che conduce allo spirito attraverso la conoscenza della verità mediante l'uso della mente; la conoscenza acquisita aveva cominciato a stimolare in lui l'uso del cuore - ovvero il desiderio incondizionato di fare bene ad ogni essere vivente in modo disinteressato - con una foga tale da spingerlo a trascurare la mente e l'ulteriore ricerca della conoscenza.
Poiché il compimento di atti altruistici occupava tutto il suo tempo, non curava più il corpo e l'alimentazione come avrebbe dovuto secondo i precetti della "grande sapienza"; inoltre l'aver trascurato la conoscenza lo aveva reso privo di quel senso pratico occorrente nella materia per la soluzione di ogni problema. In lui la trascuratezza fisica e lo scarso senso pratico erano compensati dall'immensa estensione dell'anima procurata dal bene compiuto.
L'altro cavaliere, Joseph, aveva anche lui iniziato a percorrere il sentiero della conoscenza, ma, a differenza di George, aveva stimolato poco il cuore ed aveva perseverato nel cammino della mente, arricchendosi di una immensa conoscenza e di un senso pratico straordinario che gli consentiva di essere particolarmente abile nel risolvere i problemi materiali.
I due erano complementari e si cercavano spesso quando dovevano compiere una grande opera, perché intuitivamente sapevano che l'uno suppliva alle carenze dell'altro ed insieme costituivano una enorme forza della natura.

1.2. Il monastero custode dei segreti svelati I due cavalieri avevano intuitivamente avvertito lo stimolo di recarsi in un monastero ubicato alle pendici di una ridente montagna per compiere una importante missione, anche se essi avrebbero avuto piena coscienza della natura di tale missione soltanto al loro arrivo sul posto.
Pur essendo giunti al monastero senza avvertire previamente del loro arrivo, l'abate priore era fuori del monastero e sembrava essere trepidante in loro attesa, tant'è che fu ben lieto di condurli a visitare il sito in cui si erano verificati degli strani eventi.
Alcuni grandi affreschi dipinti nel tempio del monastero, che per parecchi secoli si erano mantenuti intatti senza mostrare alcun sintomo di cedimento, cominciavano a spezzarsi in alcuni loro tratti ove erano apparse di recente evidenti spaccature e se non si fosse intervenuto al più presto si sarebbe verificata la loro totale disgregazione.
Tali opere rappresentavano le virtù che ogni serio aspirante alla elevazione spirituale deve coltivare per potere conseguire la perfezione capace di ricondurlo alla sua patria celeste. Vi erano rappresentate con immagini allegoriche la fortezza, la giustizia, la temperanza , la carità, la misericordia, l'amore universale per ogni forma di vita ecc.
Nel loro insieme esse costituivano i simboli che mostravano agli uomini di buona volontà "la conoscenza", ovvero l'insieme dei precetti rappresentativi della vita e della forma così come concepiti da Dio e delle regole da seguire per poter aspirare a diventare un giorno artefici del proprio destino.

1.3. L'umanità osserva la verità ma volge lo sguardo altrove Gli uomini che erano lì in quel momento, tuttavia, come la quasi totalità degli altri uomini che li avevano preceduti, esaminavano gli affreschi con distacco o con riluttanza, spesso distraendosi o disinteressandosi e talvolta addirittura assumendo un atteggiamento critico .
Fino a quando avessero perseverato in tale loro atteggiamento essi non avrebbero mai potuto aprire lo scrigno di quell'immenso tesoro a loro amorevolmente donato .
Di contro, il dono si stava disgregando in quanto gli uomini non avevano mostrato interesse per la grande opportunità di evoluzione spirituale loro concessa.
A questo punto intervenne Joseph, il quale suggerì all'abate custode del monastero di rimuovere dal loro attuale sito gli affreschi prima del loro totale sgretolamento, in modo che si potessero restaurare e se ne potesse curare la custodia in un luogo segreto lontano dagli occhi degli uomini fino a quando una significativa parte dell'umanità non avesse mostrato nuovamente impegno nella ricerca della verità.

1.4. l'intervento dell'istigatore del desiderio Mentre Joseph proponeva l'asportazione degli affreschi, un oratore presente intuiva la noia manifestata dagli uomini presenti in quel luogo e, cogliendo i loro punti deboli, ne cominciava ad istigarne gli istinti più bassi promettendo ricchezza, potere e successo ed attirando in tal modo tutta la loro attenzione su di sé.
Fatto questo, si girò a guardare Joseph e George esternando un ghigno beffardo; Joseph allora sobbalzò e con uno scatto felino chiuse il dicitore in un angolo fissandolo con i suoi occhi sprigionanti una potenza magnetica inesprimibile .
A questo punto il declamatore disse: "sono obbligato ad obbedire alla vostra volontà che mi costringe ad allontanarmi poichè, essendo voi cavalieri di un ordine spirituale, la luce del vostro sguardo è troppo potente ed è per me intollerabile, ma ci rivedremo".
Ciò detto, si dileguò.

1.5. Il confronto tra i nuovi Parsifal ed i nuovi demoni Il tempestivo intervento di Joseph aveva evitato una ulteriore caduta delle umane passioni verso il basso e la conseguente totale frantumazione degli affreschi .
Fu allora possibile rimuovere le raffigurazioni e custodirle in un posto in cui non vi sarebbe stato pericolo di loro disgregazione .
Successivamente il declamatore ritornò nel monastero ormai privo degli affreschi e vi trovò soltanto Joseph e George .
Dopo essere entrato, si avvicinò ai due cavalieri e disse: "Voi sapete bene che io debbo compiere la mia missione, così come voi dovete compiere la vostra, e che quindi tra noi non c'è motivo di rancore".
George rispose: "Demone, poiché è vero che ognuno di noi ha un ruolo da svolgere assegnatoci dall'Altissimo, è pur vero che il tuo ruolo si contrappone totalmente a quello nostro, e pertanto ad una tua azione deve conseguire una nostra necessaria reazione per riportare un riequilibrio".
Il demone: "giacché voi intervenite per impedire il mio operato, come sarà possibile verificare se gli uomini meritano i tesori spirituali che Dio ha loro offerto?" George: "non potevamo permettere che andasse perduta la verità, anche se gli uomini di fatto lo avessero meritato.
Nel momento in cui sei riuscito ad attirare tutta l'attenzione su di te e ci hai fissato con uno sguardo ironico, non potevamo consentirti di prendere il sopravvento, la posta in gioco in questo caso sarebbe stata troppo alta" Il Demone: "il duello avrebbe dovuto essere combattuto ad armi pari, voi avreste dovuto avvicinare gli uomini ammaliati dalle mie tentazioni e limitarvi a cercare di ricondurli nella retta via, non dovevate costringermi ad abbandonare la mia missione" George: "tu sei fuggito davanti ai nostri sguardi - nessuno ti ha costretto ad andartene - e ciò è accaduto perché il male non potrà mai prevalere sul bene e non si può precludere definitivamente agli uomini la via che conduce alla verità" Il Demone: "sapete bene che noi demoni, così come voi spiriti di luce, siamo autorizzati dall'Altissimo ad operare, perché solo resistendo alle nostre tentazioni e, di contro, perseverando nel cammino della virtù è possibile raggiungere la perfezione che mette le ali.
Intralciare il nostro operato è pertanto ostacolare lo stesso volere di Dio" George: "tu dimentichi però che l'evoluzione degli uomini, a causa delle loro debolezze, può soltanto essere rallentata, non bloccata del tutto, per cui al male è concesso di intervenire fino a quando può procurare effetti provvisori di caduta programmati dall'intelligenza Divina.
Quando l'operato dei demoni, come in questo caso, va oltre e osa produrre nella materia effetti che rallentano oltre il dovuto l'evoluzione degli esseri viventi, noi spiriti di luce possiamo intervenire per fermare il loro operato poiché le tenebre sono sempre sottoposte alla luce".
Il Demone: "che ruolo ingrato è il nostro! Siamo usati fino a quando fa comodo e poi veniamo allontanati malamente quando non serviamo più.
Chissà perché gli uomini nei millenni passati ci hanno voluto immaginare come esseri abominevoli dotati di corna, zoccoli , coda a punta ed avvolti da lingue di fuoco".
George: "la maggior parte degli uomini ignora che tali immagini sono solo forme pensiero create dalla paura di taluni uomini e quindi non esistono nella realtà fisica materiale perché dimorano solo nel piano mentale; le odiose forme vanno a far visita ad esseri umani solo per suscitare in loro "angoscia" di cui si nutrono per diventare sempre più potenti.
Le enunciate figure, comunque, riescono ad accendere il panico solo sugli uomini che hanno una volontà debole.
Gli uomini con spirito forte e volontà indomita sanno che le immagini demoniache non potranno far loro alcun male se si manterranno virtuosi e non cederanno alle loro tentazioni ed alle loro lusinghe.
Essi non hanno paura ed ordinano a qualunque raffigurazione ripugnante di allontanarsi, sapendo che queste ultime sono costrette ad obbedire a chi resiste alle loro adulazioni e si mantiene casto e puro sul sentiero della virtù".
Il demone: " una parte degli uomini è convinta che noi viviamo all'inferno, non sa che in realtà non esiste una dimensione ove dimorino abitualmente gli esseri maligni ed alberghi solo il male.
I demoni vivono in verità all'interno degli uomini per allontanarli dalle virtù e costituiscono il loro lato oscuro, l'insieme delle loro basse inclinazioni capaci di spingerli verso ogni sorta di comportamento dissoluto.
L'umanità dovrebbe assumersi la responsabilità di non saper dominare le proprie debolezze e la dovrebbe smettere di scaricare su di noi la colpa di tutti i crimini ed i misfatti che commette semplicemente perché rivestiamo il ruolo di istigatori delle malefatte".
George: " è pur vero, comunque, che talvolta alcuni uomini, essendosi dedicati ad assecondare le basse inclinazioni per molte vite, diventano totalmente schiavi dei loro grossolani desideri, vivono normalmente in modo dissoluto ed istintivamente avvertono il forte impulso di stimolare anche altri uomini a comportarsi come loro.
Gli uomini di buona volontà che li hanno conosciuti li chiamano "demoni", e lo sono, perché diventa demone colui che adora il mondo materiale, dedica tutte le proprie energie alla soddisfazione dei desideri e degli istinti più bassi e cerca di spingere gli altri a fare la stessa cosa.
Tali uomini, comunque, non si considerano "demoni", ma persone comuni, perché di fatto credono seriamente che il loro comportamento sia "normale"e debba quindi coinvolgere anche gli altri uomini".
Il demone: "tu hai appena descritto gli uomini-demoni, esseri trasformatisi da uomini comuni in entità maligne a causa di una costante pratica del male pur essendo inconsapevoli del ruolo che svolgono; tuttavia demone è chi svolge il ruolo di istigatore delle più basse passioni degli uomini, e se, da un lato, vi sono individui che svolgono questo ruolo inconsapevolmente, come quelli che hai testè citato, ve ne sono altri che lo svolgono consapevolmente e con l'autorizzazione del Padre creatore di tutte le cose.
Vi sono infatti folte gerarchie di spiriti mai incarnatisi appartenenti ad ondate di vita diverse da quelle degli uomini che svolgono il ruolo di tentatori dell'umanità su incarico Divino. La tentazione è infatti un grande dono celeste, perché soltanto resistendo alle lusinghe del male e mantenendosi fermi nel bene si acquisisce una virtù positiva. Se invece si cade in tentazione, sarà il dolore e la sofferenza che ne conseguirà a correggere verso il giusto sentiero facendo prendere coscienza degli errori commessi.
Nella Bibbia, Satana non è un mostro con corna e coda, è soltanto l'avversario.
Quest'ultimo svolge la funzione del maestro che tende un tranello all'allievo suggerendogli di fare del male per vedere se ha imparato bene la lezione e sa resistergli. Solo così il maestro può vagliare quali sono le lezioni che l'allievo ha difficoltà a comprendere in modo da mettere a punto al meglio le lezioni future che dovrà impartirgli. Il momento della tentazione equivale ad un esame che rende il maestro "avversario" dell'allievo.
Le tentazioni sono dunque utili in quanto servono a verificare se gli uomini siano abbastanza forti di carattere ed abbiano imparato le lezioni della vita. Se un essere umano è così debole da cadere in tentazione, evidentemente deve ancora imparare a vivere nel modo giusto.
La tentazione è voluta dall'Altissimo proprio perché il suo fine ultimo è sempre l'evoluzione dell'uomo. D'altronde nulla può compiersi se Lui non lo vuole. Dio, dunque, non è l'artefice solo del bene, in quanto si serve di schiere di diavoli che egli autorizza ad agire affinché svolgano la funzione del "maestro" nei termini appena descritti.
Io appartengo alla schiera dei demoni autorizzati dall'Onnipotente, e talvolta mi dà noia seguire le sorti degli uomini, perché sono per lo più ostinati nelle loro scelleratezze e sembrano non volere imparare mai le lezioni spirituali.
Il male sembra prendere il sopravvento sulla terra a causa della loro ritrosia a mutare comportamenti inclini al vizio".
George: "tu hai voluto dilungarti su coloro che assumono il ruolo di demoni esterni ed hai solo accennato in modo non approfondito alla più rilevante figura di demone, quella che vive dentro ogni uomo, il cosiddetto "Guardiano della soglia"; è una entità che ogni uomo normalmente non vede in quanto essa dimora nel piano astrale ove la visione degli uomini comuni in stato di veglia non è consentita; questa entità è costituita da tutte le cattive azioni, compiute da un essere umano nelle sue vite passate, che debbono ancora trovare una adeguata riparazione in future esistenze.
Il "Guardiano" è sempre presente nella vita dell'uomo, anche se non è visto, ed influenza continuamente l'operato di quest'ultimo generando in lui un impulso ad agire in modo malevole.
L'uomo resterà succube di tale demone e non potrà fare significativi balzi in avanti nella sua evoluzione spirituale sino al momento in cui, prendendo coscienza del suo stato, riconoscerà tale entità come facente parte di se stesso, prometterà di risarcire nel più breve tempo possibile tutti i debiti raffigurati dall'odiosa forma, contrasterà con spirito indomito ogni impulso negativo prodotto dal Guardiano e oserà sfidare quest'ultimo con una volontà risoluta a volere perseverare nell'esercizio della virtù qualunque cosa accada.
Occorre comunque anche evidenziare che un'altra entità, chiamata Angelo Custode, assiste l'uomo in modo non visto e rappresenta tutto il bene compiuto da quest'ultimo; ciò fa sì che l'essere umano non subisca soltanto le influenze del demone guardiano, ma riceva anche in contrapposizione stimoli al bene in modo da poter scegliere se seguire la via della luce o delle tenebre"
http://www.viveremeglio.org/esoterismo/articoli/gcurvati/h-cavalieri_nuova-era.htm
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La grande parodia o la spiritualità alla rovescia (René Guénon)


La grande parodia o la spiritualità alla rovescia
(René Guénon)



La costituzione della “contro-tradizione” ed il suo apparente momentaneo trionfo, come può rendersi conto senza difficoltà chi ha seguito sin qui le nostre considerazioni, saranno propriamente il regno di quella che abbiamo chiamato “spiritualità alla rovescia”: si tratterà naturalmente solo di una parodia della spiritualità, o meglio di una sua imitazione in senso inverso, di modo che avrà tutta l’apparenza d’essere l’opposto di tale spiritualità. Se abbiamo parlato di apparenza e non di realtà, è perché, quali che siano le sue pretese, nessuna simmetria od equivalenza è possibile in un campo del genere. Su questo punto è doveroso insistere perché molti, lasciandosi ingannare dalle apparenze, credono nell’esistenza di due principi opposti che si contendono la supremazia del mondo: è una concezione erronea, analoga in fondo a quella comunemente attribuita a torto o a ragione ai Manichei, e che, in linguaggio teologico, mette Satana allo stesso livello di Dio;L vi è senza dubbio attualmente una quantità di gente la quale, in questo senso, è “manichea” senza sospettarlo, subisce cioè gli effetti di una “suggestione” delle più perniciose. Questa concezione, infatti, equivale all’affermazione di una dualità principiale radicalmente irriducibile, o, in altri termini, alla negazione dell’Unità suprema che è al di là di tutte le opposizioni e di tutti gli antagonismi; che una negazione del genere sia appannaggio degli aderenti alla “contro-iniziazione” non c’è da stupirsi ed essa può perfino essere sincera, per gente a cui il campo metafisico sia ermeticamente chiuso; ancor più evidente è la necessità che essi hanno di diffondere e di imporre questa concezione, poiché è soltanto così che possono riuscire a farsi passare per ciò che non sono e non possono essere realmente, e cioè per i rappresentanti di qualcosa che potrebbe esser messo in parallelo con la spiritualità ed anche finalmente avere la meglio su di essa.

 Questa “spiritualità alla rovescia”, per la verità, è dunque solo una falsa spiritualità, falsa all’estremo limite del concepibile; ma si può anche parlare di falsa spiritualità tutte le volte che, per esempio, lo psichico viene scambiato per lo spirituale, anche senza andare necessariamente fino a questa sovversione totale; perciò l’espressione “spiritualità alla rovescia” è quella che meglio serve a definirla, a condizione naturalmente di spiegare con precisione in che modo va intesa. Ecco cos’è in realtà il “rinnovamento spirituale” di cui taluni, talvolta molto inconsapevolmente, annunciano con insistenza il prossimo avvento, o anche la “nuova èra” in cui si tenta con tutti i mezzi di introdurre l’umanità attuale (1), e che la condizione d’ “attesa” generale, creata mediante la diffusione delle predizioni di cui abbiamo parlato, può contribuire effettivamente ad affrettare.
L’attrazione per il “fenomeno”, già da noi segnalata come uno dei fattori determinanti la confusione tra psichico e spirituale, può ugualmente svolgere a questo proposito una funzione molto importante, poiché è per tramite suo che la maggior parte degli uomini verranno conquistati e ingannati al tempo della “contro-tradizione”, in quanto è detto che i “falsi profeti” che sorgeranno allora “faranno grandi prodigi e cose stupefacenti fino a sedurre, se fosse possibile, gli stessi eletti” (2). E’ soprattutto sotto questo rapporto che le manifestazioni della “metapsichica” e delle diverse forme di “neospiritualismo” possono apparire già come una specie di “prefigurazione” di quanto dovrà verificarsi in seguito, benché ne diano solo una pallida idea; in fondo saranno sempre in gioco le stesse forze sottili inferiori, ma che a quel momento verranno messe in azione con una potenza incomparabilmente maggiore; e quando si vede come la gente sia sempre disposta ad accordare ad occhi chiusi la più completa fiducia a tutte le divagazioni di un semplice “medium”, soltanto perché convalidate da “fenomeni”, come stupirsi se la seduzione dovrà essere pressoché generale? E’ per questa ragione che non si ripeterà mai abbastanza come i “fenomeni”, in sé stessi, non provino assolutamente niente quanto alla verità di una dottrina o d’un qualsiasi insegnamento, e come sia proprio questo il campo per eccellenza della “grande illusione”, ove tutto ciò che appare a certa gente come segno di “spiritualità” può essere sempre simulato e contraffatto dal gioco delle forze inferiori in questione; questo è anche forse il solo caso in cui l’imitazione possa essere veramente perfetta, perché sono esattamente gli stessi “fenomeni”, intesi nel loro significato specifico di apparenze esteriori, che si producono in entrambi i casi: la differenza risiede esclusivamente nella natura delle cause che rispettivamente intervengono in essi; e poiché la gran maggioranza degli uomini è necessariamente incapace di determinare queste cause, la miglior cosa da farsi è in definitiva di non attribuire la benché minima importanza a tutto ciò che è “fenomeno”, anzi di vedervi piuttosto a priori un segno sfavorevole; ma come farlo capire alla mentalità “sperimentale” dei nostri contemporanei, mentalità la quale, dopo esser stata manipolata dal punto di vista “scientistico” dell’ “antitradizione”, diventa finalmente uno dei fattori che possono contribuire nel modo più efficace al successo della “contro-tradizione”?

Il “neospiritualismo”, e la “pseudo-iniziazione” che ne deriva sono una parziale “prefigurazione” della “contro-tradizione” anche da un altro punto di vista: intendiamo riferirci alla già segnalata utilizzazione di elementi autenticamente tradizionali in origine, ma deviati dal loro vero significato e posti in certo qual modo al servizio dell’errore: questa deviazione è in definitiva l’incamminarsi verso il capovolgimento completo che dovrà caratterizzare la “contro-tradizione” (e di cui del resto abbiamo visto un esempio significativo nel rovesciamento intenzionale dei simboli), anche se nella contro-tradizione non sarà soltanto questione di elementi frammentari e dispersi; nell’intenzione dei suoi autori infatti, essa dovrà dare l’illusione di qualcosa di simile o addirittura di equivalente a ciò che costituisce l’integralità di una tradizione vera, con tutte le applicazioni che le sono proprie nei vari campi. E’ da notare, a questo proposito, come la “contro-iniziazione”, pur inventando e diffondendo per i suoi fini tutte le idee moderne caratteristiche dell’ “antitradizione” negativa, sia perfettamente cosciente della falsità di tali idee, e sappia evidentemente anche troppo bene a cosa attenersi; ma ciò sta appunto ad indicare come, nella sua intenzione, questa sia soltanto una fase transitoria e preliminare, in quanto una simile organizzazione di menzogna cosciente non può come tale essere il vero ed unico scopo che essa si propone; tutto ciò è destinato solo a preparare la successiva venuta di qualcos’altro, che a sua volta dovrà apparire come un risultato più “positivo”, e che sarà precisamente la “contro-tradizione”. E’ per questa ragione che, in particolare nelle diverse produzioni di cui è indubbia l’origine o l’ispirazione “contro-iniziatica”, si vede già delinearsi l’idea di un’organizzazione che sarebbe come la contropartita, e appunto perciò la contraffazione, d’una concezione tradizionale come quella del “Sacro Impero”, organizzazione che dovrà essere l’espressione della “contro-tradizione” nell’ordine sociale; ed è anche per questa ragione che l’Anticristo, secondo la terminologia della tradizione indù, potrà esser denominato Chakravartî alla rovescia (3).

Il regno della “contro-tradizione”, in effetti, è, molto esattamente, ciò che è designato come il “regno dell’Anticristo”: questi, qualunque idea si possa averne, è comunque colui che concentrerà e sintetizzerà in sé stesso, in vista di tale opera finale, tute le potenze della “contro-iniziazione”, sia che lo si percepisca come un individuo, sia come una collettività; in un certo senso potrebbe essere ad un tempo l’uno e l’altra, in quanto dovrà esistere una collettività che rappresenti l’”esteriorizzazione” della organizzazione “contro-iniziatica” vera e propria venuta finalmente alla luce del giorno, e dovrà esistere altresì un personaggio, posto a capo di quella collettività, che sia l’espressione più completa e come l’ “incarnazione” stessa di quel che essa rappresenterà, non foss’altro che a titolo di “supporto” di tutte quelle influenze malefiche le quali, dopo essersi concentrate in lui, dovranno da lui essere proiettate nel mondo (4). Evidentemente sarà un “impostore” ( significato del termine daggiâl con cui viene abitualmente denominato in arabo ), poiché il suo regno non sarà nient’altro che la “grande parodia” per eccellenza, l’imitazione caricaturale e “satanica” di tutto ciò che è veramente tradizionale e spirituale; e tuttavia la sua costituzione sarà tale, se così si può dire, da essergli veramente impossibile non svolgere tale funzione. Certamente non sarà più il “regno della quantità” che era soltanto il culmine della “antitradizione”; al contrario, col pretesto di una falsa “restaurazione spirituale”, sarà una specie di reintroduzione della qualità in tutte le cose, ma di una qualità presa a rovescio del suo valore legittimo e normale (5). Dopo l’ “egualitarismo” dei nostri giorni ci sarà di nuovo una gerarchia invertita, ossia una “contro-gerarchia”, il cui vertice sarà occupato dall’essere che, in realtà, sarà più vicino di chiunque altro a toccare il fondo degli “abissi infernali”.

Quest’essere, anche se apparirà sotto forma di un personaggio determinato, sarà in realtà più un simbolo che un individuo, sarà cioè come la sintesi stessa di tutto il simbolismo invertito in uso presso la “contro-iniziazione”, simbolismo che troverà in lui la sua massima espressione proprio perché in questa funzione non avrà né predecessori né successori; per poter esprimere il falso ad un livello così estremo, egli dovrà essere, per così dire, completamente “falsato” da tutti i punti di vista, cioè come l’incarnazione stessa della falsità (6). Proprio per ciò, nonché per la suddetta estrema opposizione al vero in tutti i suoi aspetti, l’Anticristo può assumere i simboli stessi del Messia, beninteso in senso radicalmente opposto (7); la predominanza attribuita in tali simboli all’aspetto “malefico”, o, più esattamente, la sostituzione di esso a quello “benefico”, per sovversione del doppio significato di tali simboli, costituisce appunto il suo marchio caratteristico. Parimenti potrà e dovrà esserci una strana rassomiglianza tra le designazioni del Messia ( Al-Masîh in arabo ) e quelle dell’Anticristo Messia ( Al-Masîkh) (8); ma queste ultime altro non sono se non una deformazione delle prime, così come difforme viene rappresentato lo stesso Anticristo in tutte le descrizioni più o meno simboliche che se ne danno, cosa anche questa assai significativa. Tali descrizioni, in effetti, insistono soprattutto sulle dissimetrie corporee, il che implica che esse siano il marchio visibile della natura stessa dell’essere cui vengono attribuite, ed effettivamente simili dissimmetrie sono sempre segni di qualche squilibrio interiore; è del resto per questa ragione che tali deformità rappresentano delle “qualificazioni” dal punto di vista iniziatici, così come è facilmente immaginabile che possano essere “qualificazioni” in senso contrario, cioè nei confronti della “contro-iniziazione”. In effetti, dal momento che quest’ultima ha una meta opposta a quella dell’iniziazione, è evidente che il suo cammino procede nel senso di un accrescimento dello squilibrio degli esseri, e il termine ultimo di tale squilibrio è la dissoluzione o la “disintegrazione” di cui abbiamo parlato, l’Anticristo deve evidentemente essere il più vicino possibile a questa “disintegrazione”, sicché la sua individualità, mentre da un lato sarà sviluppata in modo mostruoso, si può dire però già quasi annichilita, tanto da realizzare l’inverso della cancellazione dell’ “io” di fronte al “Sé”, o, in altri termini, da realizzare la confusione nel “caos” invece della fusione nell’Unità principiale; e questo stato, raffigurato dalle stesse difformità e sproporzioni della sua forma corporea, è veramente al limite inferiore delle possibilità del nostro stato individuale, per cui il vertice della “contro-gerarchia” è proprio il posto che gli conviene in quel “mondo rovesciato” che sarà il suo. Del resto, anche dal punto di vista prettamente simbolico, e in quanto rappresentante della “contro-iniziazione”, l’Anticristo non è meno necessariamente difforme: questa in effetti, come dicevamo poco fa, non può essere che una caricatura della tradizione, e chi dice caricatura è come dicesse difformità; se così non fosse non ci sarebbe proprio nessun mezzo esteriore per distinguere la “contro-tradizione” dalla tradizione vera, e bisogna pure, affinché almeno gli “eletti” non siano sedotti; che essa porti in sé stessa il “marchio del demonio”. Per di più, dato che il falso è necessariamente anche “artificiale”, la “controtradizione” non potrà mancare, nonostante tutto, di avere quel carattere “meccanico” che è presente in tutte le produzioni del mondo moderno: essa ne sarà anzi l’ultimo prodotto; ancor più esattamente, vi sarà in essa qualcosa di paragonabile all’automatismo di quei “cadaveri psichici” cui abbiamo accennato in precedenza, e del resto, come questi, essa sarà costituita soltanto di “residui” animati artificialmente e momentaneamente, il che spiega la sua assoluta precarietà; quest’ammasso di “residui”, per così dire galvanizzato da una volontà “infernale”, può certamente dare l’idea più esatta di qualcosa che sia arrivato ai confini stessi della dissoluzione.

Riteniamo che non sia il caso di insistere oltre su tutte queste cose; in fondo sarebbe di scarsa utilità la ricerca particolareggiata di come sarà costituita la “contro-tradizione”, e del resto le precedenti indicazioni di carattere generale sarebbero già quasi sufficienti a chi volesse, per conto proprio, applicarle a punti più specifici, cosa che non rientra nei nostri propositi. Comunque sia, siamo giunti con ciò al termine ultimo dell’azione antitradizionale che deve condurre questo mondo alla sua fine; dopo il regno passeggero della “contro-tradizione” non può più esserci, per arrivare all’ultimo momento del ciclo attuale, che il “raddrizzamento”, il quale, riportando istantaneamente tutte le cose al loro posto normale proprio quando la sovversione sembrava completa, preparerà immediatamente l’ “età dell’oro” del futuro ciclo.

Note al cap. 39:

1 - E’ incredibile fino a che punto l’espressione “nuova èra” sia stata in questi ultimi tempi diffusa e ripetuta in tutti gli ambienti, anche con significati apparentemente molto diversi tra loro, ma tutti tendenti, in definitiva, a stabilire la stessa persuasione nell’opinione pubblica.

2 - Matteo, XXIV, 24.

3 - Sul Chakravartî, o “monarca universale”, vedere L’Ésotérisme de Dante, cit., p. 76 e Le Roi du Monde, cit., pp. 17-18 (pp. 22-23 dell’ed. it.). il Chakravartî è letteralmente “colui che fa girare la ruota”, il che implica che sia posto al centro stesso di tutte le cose, mentre al contrario l’Anticristo sarà l’essere più lontano da tale centro; egli pretenderà tuttavia di “far girare la ruota” in senso inverso al movimento ciclico normale (cosa “prefigurata”, del resto inconsciamente, dall’idea moderna del “progresso”), quanro invece, in realtà, qualsiasi cambiamento nella rotazione è impossibile prima del “rovesciamento dei poli”, cioè prima di quel “raddrizzamento” che solo l’intervento del decimo Avatâra potrà operare; ma giust’appunto, se l’Anticristo viene designato così, è proprio perché, a modo suo, egli parodierà la funzione stessa di quell’ Avatâra finale, il quale nella tradizione cristiana viene rappresentato come il “secondo avvento del Cristo”.

4 - Lo si può dunque considerare come il capo degli awliyâ esh-Shaytân, e, poiché sarà l’ultimo a svolgere tale funzione, funzione che avrà in lui la sua più importante e manifesta espressione nel mondo, si può dire, secondo la terminologia dell’esoterismo islamico, che egli sarà come il loro “suggello” ( khâtem ); non è difficile immaginarsi fino a che punto potrà effettivamente spingersi la parodia della tradizione in tutti i suoi aspetti.

5 - La stessa moneta, o ciò che ne farà le veci, avrà di nuovo un carattere qualitativo di questo tipo, in quanto è detto che “nessuno potrà comprare o vendere se non avrà il carattere o il nome della Bestia, o il numero del suo nome” (Apocalisse, XIII, 17); è perciò implicito un uso effettivo dei simboli invertiti della “contro-tradizione”.

6 - Vedasi anche qui l’antitesi del cristo che afferma: “Io sono la Verità”, o di un walî come El-Hallâj che dice del pari: “Anâ el-Haqq”.

7 - “Forse non si è fatto abbastanza caso all’analogia tra la vera e la falsa dottrina; sant’Ippolito, nel suo opuscolo sull’Anticristo, ne dà un esempio memorabile, benché non stupefacente per chi abbia studiato il simbolismo: il Messia e l’Anticristo hanno entrambi il leone per emblema” (P. Vulliaud, La gabbale juive, 2 voll., Paris, 1923, vol. II, p. 373). Dal punto di vista cabalistico, la ragione profonda di ciò risiede nelle considerazioni inerenti alle due facce, luminosa e oscura, di Metatron; è per la stessa ragione che il numero apocalittico 666, il “numero della Bestia”, è anche un numero solare (cfr. Le Roi du Monde, cit., pp. 29-30, pp. 35-36 dell’edizione italiana).

8 - Vi è qui un doppio senso intraducibile: Masîkh può essere preso come una deformazione di Masîh per semplice aggiunta di un punto alla lettera finale; ma in pari tempo questo stesso termine vuol anche dire “difforme”, cosa che esprime appunto il carattere dell’Anticristo. 

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/reneguenon/grandeparodia.htm




Come creare ricchezza (anche in tempo di crisi)

Come creare ricchezza (anche in tempo di crisi)



Si può creare ricchezza in piena crisi? La risposta è sì: tutto sta nel conoscere i segreti del gioco.
ricchezza
“La ricchezza è, in gran parte, un’attitudine.”
Sue Patton Thoele.
Crisi economica, Spread, Default, Disoccupazione, Manifestazioni di protesta, Povertà, Crollo della borsa. Ogni giorno siamo bombardati da decine di questi messaggi mediatici. Parlare di Ricchezza in questo periodo può sembrare una lontana fantasia, se non addirittura un insulto per chi lotta ogni giorno per la propria sopravvivenza.
Personalmente non credo né agli uccelli del malaugurio, né agli ottimisti che negano l’evidenza: non vi è però alcun dubbio che stiamo vivendo un’epoca di profondi cambiamenti.
Il sistema in cui sono cresciuti i nostri genitori, ed in cui noi siamo nati, si sta sgretolando per lasciar spazio ad un nuovo ordine sociale ed economico. Alcune persone rimarranno schiacciate, altre genereranno più ricchezza di quanto potrebbero oggi immaginare.
Io non ho la presunzione di avere una risposta semplice ed immediata per quello che stiamo vivendo, ma riflettendo sulle conoscenze che ho maturato negli ultimi 10 anni e sulle esperienze pratiche che ho vissuto, ho messo a fuoco alcuni punti fermi riguardanti la ricchezza, che mi piacerebbe condividere con te.
‘mazza oggi come sei serio André: weekend pesante?! Dai va… raccontami ‘ste tue seghe mentali!

Il tempo migliore e il tempo peggiore

Era il tempo migliore e il tempo peggiore,
la stagione della saggezza e la stagione della follia,
l’epoca della fede e l’epoca dell’incredulità;
il periodo della luce, e il periodo delle tenebre,
la primavera della speranza e l’inverno della disperazione.
Avevamo tutto dinanzi a noi, non avevamo nulla dinanzi a noi.
Charles Dickens.
Questo brano, tratto dal romanzo storico di Charles Dickens “Racconto di Due Città“, è stato scritto nel 1859, ma in realtà ben si adatta all’epoca che stiamo vivendo: un’epoca di grandi progressi scientifici e tecnologici e di forte instabilità economica e sociale. Un’epoca di disastri climatici ed ambientali e di affermazione dei paradigmi dell’eco-sostenibilità. Un’epoca di analfabetismo di ritorno e di amplissima disponibilità di informazioni.
Insomma: un’epoca di grandi sfide e di grandi opportunità.
Per quanto mi riguarda, mi ritengo moderatamente ottimista e a quanto pare non sono l’unico.
Recentemente Peter Diamandis ha tenuto una conferenza TED, sostenendo che la parola d’ordine per il nostro futuro sarà abbondanza (niente altro che un sinonimo di ricchezza). Se hai tempo, guardati il video con i sottotitoli in italiano; è davvero interessante:

André… ma non dovevamo parlare di ricchezza?! Bellissimo il pippone socio-economico-new-age, ma a me interessa la ricchezza. Hai presente? Money, cash, sghei, dané, soldi!!!
Condivido quanto dice Diamandis, ma il mio essere ottimista è dettato in particolare modo dai risultati ottenuti da un gruppo trasversale di persone in tutto il mondo, che hanno deciso che la crisi economica non può essere una scusante per non mettersi in gioco, ma soprattutto hanno capito una differenza fondamentale…

La differenza tra economia globale ed economia personale

A quanto pare le cose non stanno andando e non andranno poi così male a livello globale, ma… siamo sicuri che l’andamento dell’economia globale sia così importante per noi?
Conosco persone preoccupatissime per l’andamento giornaliero dello spread, ma che non si curano minimamente di come sviluppare la propria carriera, magari differenziando le fonti di reddito. Senza dubbio, le variabili macro-economiche e le decisioni prese da chi ci governa hanno un impatto sulla nostra vita, ma muovendoci in anticipo e fuori dagli schemi classici, questo impatto può essere molto meno rilevante di quanto potremmo pensare.
Insomma, è di fondamentale importanza poter distinguere tra economia globalepersonale:
  • L’economia globale dipende dalle politiche nazionali ed internazionali, dalle scelte delle banche centrali, dalle strategie dei grandi istituti finanziari e delle grandi multinazionali. Io e te non ci conosciamo direttamente, ma ho il vago sospetto che la tua (come la mia) capacità di influenzare l’economia globale sia alquanto…scarsa.
  • L’economia personale dipende invece dalle tue scelte: dalla formazione che scegli di avere, dai progetti e dagli obiettivi su cui intendi investire, dalle scelte economiche e finanziarie che decidi di fare. Esiste un legame tra i due piani (economia globale e personale)? Certo che sì, ma più le tue scelte anticipano le dinamiche globali e più la tua economia personale ne trarrà benefici.
Se vuoi generare ricchezza, devi quindi concentrarti sulla tua economia personale.
E questo sarebbe il segreto della ricchezza?! Sti razzi André: ‘sta volta ti sei proprio superato!
Mi è capitato di confrontarmi su questo punto nei commenti ad un precedente articolo: se vuoi fare soldi, scordati la formuletta magica passo-passo. Devi innanzitutto assimilare le regole del gioco, i principi base e poi mixare questi ingredienti per creare la tua ricetta unica ed inimitabile.
Vediamo alcuni esempi pratici tratti dalla mia esperienza personale.

La mia esperienza personale ed alcuni consigli pratici

Il mese di novembre, grazie al lancio della nuova guida sullo studio e ad altri progetti di crescita finanziaria, è stato senza dubbio il mio miglior mese in assoluto dal punto di vista economico: ho superato una soglia di fatturato mensile per me molto importante e ho posto le basi per un ulteriore sviluppo futuro.
André: vuoi l’applauso?! Vuoi sentirti dire che sei fico?! Sinceramente dei tuoi risultati me ne frega tanto, quanto… è la mia ricchezza a starmi a cuore.
Sono sempre molto restio nel condividere i miei traguardi, ma personalmente non ho mai accettato lezioni da chi non avesse raggiunto prima determinati risultati e credo che lo stesso valga per te. Prenderesti consigli sulla tua dieta da un medico obeso?!
I risultati avuti nel 2012, annus horribilis per l’economia europea ed italiana, mi hanno ulteriormente confermato la predominanza dell’economia personale sull’economia globale.
Cosa puoi fare dunque per uscire dagli schemi classici e creare ricchezza anche in tempo di crisi? Se vuoi aumentare la tua ricchezza personale, devi imparare a rispettare alcune regole d’oro:
  1. Concentrati solo sulla tua economia personale. Questo principio va ben oltre  la crescita finanziaria e si applica a qualsiasi tipo di obiettivo. Se vuoi raggiungere un traguardo ambizioso non puoi sprecare tempo ed energie cercando di cambiare ciò che è al di fuori della tua portata. Devi focalizzarti esclusivamente su quella che si definisce la tua sfera d’influenza. Tradotto: fregatene dello spread e pensa a come risparmiare e fare soldi.
  2. Osserva con distacco televisione ed informazione mainstream. Bacheche Facebook piene di post politicizzati, pause caffè dedicate alla crisi economica, interminabili discussioni sull’ultima puntata dai Ballarò o Servizio Pubblico. Credi davvero di cambiare lo stato delle cose con le tue chiacchiere e con un like? Intendiamoci, non c’è nulla di male nel voler essere informati, ma nel momento in cui ti fai condizionare da questo bombardamento mediatico, magari rinunciando ad un progetto imprenditoriale per paura che il momento sia quello sbagliato, stai delegando a qualcun altro la decisione sul tuo futuro. In questi casi, la soluzione più efficace è quella di adottare una sana dieta mediatica.
  3. Rispetta ed onora la legge del valore. Non c’è crisi, spread o crollo di borsa che possa opporsi alla legge del valore. La legge del valore è un principio tanto semplice, quanto efficace, e sostiene che: “se vuoi generare ricchezza, devi creare valore“. Valore e soldi sono infatti paragonabili ad energia e massa: così come la massa è energia allo stato solido, così i soldi sono valore allo stato solido. Se crei un prodotto/servizio che aiuta le persone a raggiungere i propri obiettivi, quelle stesse persone ti aiuteranno a raggiungere i tuoi obiettivi. Non chiederti dunque come poter fare più soldi, chiediti come poter creare più valore per le persone a cui ti rivolgi. I soldi non sono altro che una conseguenza del valore che hai generato.
Certo, a parole sembra sempre tutto così semplice.
I para-guru non fanno altro che ripetere fino alla noia le stesse filastrocche: “creare valore”, “seguire le proprie passioni”, “generare reddito passivo”, ma alla fine la realtà è fatta di “stipendio fisso”, “mutuo da pagare”, “lavoro da cercare”.
Te l’ho detto all’inizio di questo articolo: io non ho la risposta per tutto ed i principi di cui ho parlato in questo post non sono certo rivoluzionari; ma c’è stato un tempo in cui continuavo a leggere articoli e libri su questi argomenti, manifestando quasi un senso di nausea di fronte ad una realtà che si ostinava a non cambiare.
Non sono state nuove nozioni a fare la differenza nel mio caso, ma solo un cambio di attitudine. Assimilare, praticare e vivere costantemente questi principi è stato l’unico modo per iniziare ad intravedere dei cambiamenti concreti. Sono sempre più convinto che, come avviene nello sport, anche i campioni della ricchezza sono coloro che hanno saputo eccellere nei fondamentali.
Tu cosa scegli di fare oggi?
Foto di Jeff Belmonte

http://www.efficacemente.com/2012/12/ricchezza/